18.10.12

Cina: recessione nel 2015, rivolte già iniziate

La Cina non cresce più esponenzialmente, fatica a tenere la crescita lineare. Pare sia una tragedia da quelle parti passare da un aumento del PIL a due cifre percentuali a solo una. Nelle campagne la fame cresce, come la disoccupazione nelle città: pure le antiche tensioni territoriali col Giappone fanno capolino. Spesso l'esercito arriva a "pacificare" quartieri e città in rivolta (nella foto a lato: truppe all'opera nello Xinjiang, dove da due anni gli scontri etnici e religiosi non possono più essere sedati dalle sole forze di polizia). I grandi progetti speculativi frenano, pure il consumo energetico non cresce più esponenzialmente: se l'andazzo si conferma, sempre più analisti prevedono* già per il 2015 l'anno della regressione del PIL cinese (negli ultimi trent'anni il minimo storico è un misero +4% nel 1990, il prodotto interno lordo cinese cresce ininterrottamente dal 1975**). Entro questo decennio, non tra duecento anni, anche la Cina entrerà nel gotha... dei paesi industriali falliti e suonerà la campana a morto dell'era industriale. La "bolla" più importante è quella delle commodities: se la Cina entra in recessione, i metalli o il gas o il petrolio che non lo avessero già fatto perderebbero fino al 75% del loro valore; sarà possibile un razionamento mondiale del petrolio, con un costo al barile attorno ai 40 $ (una buona notizia: risparmieremo un sacco di soldi, quando non avremo più nulla da comprare). Questo potrebbe spazzare via gran parte del poco rimasto della middle class planetaria, se non troviamo una via d'uscita mondiale alla crisi energetica ed ambientale, ora, è tra tre anni che le soluzioni si faranno strada da sole: col collasso generalizzato ed il caos urbano ovunque.
Veniamo al casus belli più recente. Ieri un piccolo fatto di cronaca si trasforma nell'ennesimo pretesto per una rivolta: i cinesi sono molto nervosi, dappertutto il potere centrale fatica a prevenire ed intervenire.
A Luzhou, Sichuan, un pescivendolo 50enne parcheggia il furgone in zona vietata, arrivano i vigili, lui si ribella alla multa e muore (forse) dopo uno scontro fisico con gli agenti. In pochi minuti la scena è circondata da un migliaio di cittadini, arrivano subito le forze speciali ma comunque segue una violenta rivolta*** con oltre diecimila cittadini per le strade: auto della polizia rovesciate e bruciate, lanci di pietre e mattoni, bastoni e spranghe... Il web cinese è in fermento ed ancora una volta la società cinese è vicina allo scatenare rivolte qua e là per la morte, magari per un malore, di un piccolo commerciante ad un banale controllo di vigili urbani. Viviamo proprio un'epoca stupenda.

***link: http://www.wantchinatimes.com/news-subclass-cnt.aspx?id=20121018000085&cid=1103
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10 commenti:

  1. Beh, l'ora delle dittature o degli stati di polizia probabilmente sta per scattare anche da noi. Nessun regime realmente democratico sarebbe in grado di controllare le rivolte, per disoccupazione generalizzata e per fame, in una parola causate dal declino delle risorse. E' l'evoluzione logica conseguente ad una condizione di anarchia quale è quella che potremmo avere dopo il crollo del sistema economico attuale. Per quanto sia molto simpatizzante per l'M5S non gli auguro di trovarsi a governare un paese che crolla in un continente in pieno tracollo economico post petrolifero. Ma forse lo stesso concetto di nazione è destinato alla lunga a disintegrarsi in una miriade di realtà locali e qualche macroregione. Il medioevo prossimo venturo sta arrivando...

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    1. ..IL bello è che se nache solo una decina di anni fa avessimo dedicato il 10 % del pil , spesa pubblica si intende, a resilienza energetica e dei suoli, invece che a fare welfareassumendo insegnanti e quanto altro, avremmo potuto evitare gran parte dei crolli di complessità sociale che ci attendono...Personalmente prima crolla lo stato centrale prima si riduce la disparità fra redditi da lavoro e (micro)rendite e disuguaglianze generazionali nel welfare.

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  2. "se non troviamo una via d'uscita mondiale alla crisi energetica ed ambientale". Infatti non la troveremo mai, e trivelleremo tutto il trivellabile, come inizierà a fare il prossimo fantoccio alla casa bianca, qualunque sia.

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  3. scusate che cos'è un "PIL negativo"? :)

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    1. Ovviamente intendevo regressione del PIL. Grazie dell'osservazione.

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  4. Datevi pace.

    Petrolio: non finirà almeno per 130 anni, riserve ancora vaste, picco lontano
    Le riserve ci sono e con i nuovi metodi studiati dai ricercatori di tutto il mondo sara’ anche piu’ facile trovarle e sfruttarle.

    http://ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/energietradizionali/2011/08/31/visualizza_new.html_729765585.html

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    1. Ehehe... Va beh, crediamoci che la fede, anzi la Fede, quella è sempre a buon mercato. Chissà di che petrolio parli, non finirà per altri 130 anni, ma se continua a flettere cosi, la curva delle esportazioni dice ZERO molto ma molto prima di quei 130 anni.

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    2. Caro Piero,

      di queste balle crescitiste noi che non ci diamo pace ne abbiam sentite a centinaia in questi anni. Eroei del petrolio estratto ? Condizioni ambientali dei giacimenti ? E degli idrati di metano meglio non parlare; potrebbero essere quello che qualcuno definisce la "Maledizione dell'etrusco":

      http://petrolio.blogosfere.it/2012/08/idrati-di-metano-letrusco-si-risveglia-al-polo-nord.html.

      Però tu credici pure, se ti fa piacere.

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    3. Ciao Piero,
      nel nostro futuro ci saranno tanti incidenti come quello della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon (oltre un milione di barili di petrolio riversati in mare) in quanto, il petrolio facile da estrarre è finito!

      Nelle coste del Brasile hanno trovato giacimenti enormi di petrolio, si trova nel sottosuolo delle profondità marine, ci vorrà un tubo lungo 6000 metri per raggiungerlo.
      In queste condizioni estreme (come anche in Alaska), l'incidente è sempre dietro l'angolo.
      L'inquinamento è destinato ad aumentare notevolmente, sia per gli incidenti, che per le tecniche estrattive (fracking).

      Se non moriremo per la mancanza di petrolio, rischiamo di morire per l'inquinamento causato da tutti gli idrocarburi fossili (metano, carbone, petrolio) dalla fase d'estrazione al consumo.

      Per non parlare degli idrati di metano presenti nei fondali marini dei mari vicino al polo nord, che con l'aumento di temperatura si stanno liberando nell'aria aumentando l'effetto serra (il metano ha un effetto serra 23 volte maggiore all'anidride carbonica),
      questo farà si che in un primo momento le temperature tenderanno ad aumentare esponenzialmente (in totale circa 5°C in qualche anno) e per effetto collaterale, le correnti oceaniche potrebbero essere così influenzate da cambiare la loro direzione e interrompere il loro scambio di calore tra le parti nord e sud del pianeta.

      Il risultato che sembra assurdo è che le differenze di temperatura tra il nord e il sud del pianeta aumenteranno e ci ritroveremo in un'altra era glaciale!!
      Ne sono avvenute tante spontaneamente nel passato del nostro pianeta, l'ultima 10.000 anni fa (forse per lo stesso motivo o per motivi diversi) e non si vede il motivo per cui non debbano ripresentarsi in futuro.

      Il risultato è che indipendentemente del fatto che le temperature vadano su o giù, l'intera popolazione mondiale non potrà resistere a tali cambiamenti, perché sarebbe necessario spostare le colture (la produzione agricola) da alcune zone del pianeta ad altre
      per non parlare anche di miliardi di persone, in tempi troppo brevi e in luoghi non adatti.

      Penso che tra non molto, questo pianeta non ci vorrà più e non abbiamo ancora pronta la via d'uscita.

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    4. "Nelle coste del Brasile hanno trovato giacimenti enormi di petrolio" mica tanto enormi, dato che basterebbero sì e no per 3 mesi di consumi mondiali:

      http://petrolio.blogosfere.it/2007/11/brasile-ecco-un-altro-giacimento-dei-sogni.html

      http://petrolio.blogosfere.it/2012/07/offshore-brasile-restera-soltanto-un-sogno.html

      Precisato ciò son d'accordo con l'analisi di Alessandro: stiamo letteralmente raschiando il fondo del barile e creando le condizioni per la tempesta perfetta. Se, quando e come ci colpirà ce lo dirà solo il tampo. Nel frattempo, come sostenuto da Ugo Bardi, possiamo lavorare sia per mitigare gli effetti, ad esempio del cambiamento climatico, sia per adattarci ai cambiamenti che comunque ci finiranno fra capo e collo:

      http://ugobardi.blogspot.it/2012/10/i-sei-stadi-dellafflizione-climatica.html.

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