24.5.13

Ah ah ah ah!

La rinascita del primo importatore mondiale di gas e petrolio (ed anche il più indebitato paese al mondo dopo la Liberia e la Repubblica Democratica del Congo, vedi grafico a lato), il Giappone, si sarebbe dovuta attuare da subito ed in modo durevole grazie all'aumento molto forte di moneta circolante (hanno stampato miliardi e miliardi di yen, solo poche SETTIMANE fa). Ed invece la corsa alla ripresa ed alla crescita è già finita, hanno bruciato già nove decimi di quanto stampato, con un bel doppio crash finanziario dovuto ad uno "starnuto" di notizie negative dal settore industriale cinese.
Il 99% degli economisti e giornalisti di tutto il mondo avevano salutato l'uso della "stampante di moneta" come l'unica soluzione a tutti i problemi di debito e crescita, modello da importare in Europa al più presto portando i nostri stupidi risparmi ad evaporare ancora più in fretta per rimpinzare le casse vuote di banche e di quel che resta della grande industria...
Invece la realtà è una sola: i soldi non si mangiano, non si mettono nel serbatoio, non alimentano centrali termiche e non si possono trasformare per ottenere manufatti.
A questa crisi sistemica non esiste nessuna cura, se non attendere la sua fine... e la nostra. 
 
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22.5.13

Smantellare il nucleare? Sarà impossibile, anzi lo è già

In Francia mancherebbero nei budget previsionali della compagnia elettrica 220 miliardi di euro per mettere in sicurezza, attuare il decommissioning e smantellare gli impianti nucleari. Mi spiego: proprio non considerano davvero questa esternalità.
Neanche nazionalizzando si potrà sistemare tutto come si deve. Neanche usando i militari (che non sono formati a questo e che ricevono tagli su tagli finanziari, peggio che tutti gli altri settori...). "Quasi" tutto il nucleare sarà dunque abbandonato al suo destino letale e tanto peggio per tutti noi?
 
Lo si sussurra da decenni, lo si dice da anni: gran parte del parco nucleare mondiale potrebbe restare là dov'è, nessuno smantellerà niente, addirittura gli smantellamenti in atto rimarranno probabilmente a metà dell'opera, magari con il carburante ancora in sede o in stoccaggi non definitivi e molto pericolosi per le falde o per la qualità dell'aria, della fauna e della flora. Lasciare dove si trova il complesso nucleare di Fessenheim, in Francia, significa minacciare pesantemente le risorse idriche di quasi 80 milioni di abitanti di Francia, ma soprattutto Germania, Belgio e Olanda. E per la pericolosissima centrale di Fessenheim (costruita sulla faglia sismica più attiva del centro Europa e col reattore, in caso di incidente, ad un solo metro di cemento armato e nemmeno venti metri totali da un "ingresso" del liquido radioattivo nella falda più grande d'Europa) i governi francesi rimandano e rimandano, in attesa inconsapevole di un grave incidente che li mobiliti per forza di cose, la salatissima fattura da pagare per il decommissioning e lo smantellamento.
Forse l'abbandono grave, e magari illegale, sta già accadendo da qualche parte, magari in Europa; magari a Saluggia, in Italia, o a Marcoule, sempre in Francia (dove vige il segreto militare, o anti-terrorismo..., su molte installazioni nucleari civili). Per ora nessuno scenario post-comunista tipo Chernobyl o Tatarstan, ma è comunque interessante la foto a lato: una installazione nucleare, mai completata, ed abbandonata a se stessa e quindi NON inquinante dal punto di vista della radioattività, appunto in Tatarstan. In Russia ci sono ufficialmente quattro centrali nucleari mai finite o mai autorizzate che vengono pian piano depredate di materiali da costruzione dai "locali" ed il restante viene lasciato arrugginire; addirittura l'impianto di Bashkir è in costruzione da 33 anni (avevo un anno quando iniziarono!), nel 1980 fu fondata Agidel*, immonda cittadina operaia a supporto del progetto, poi tra un ricorso ed una nuova legge si è interrotto e ricominciato a costruire per decine di volte.
Un documentario (link sotto) di circa un'ora, di Arte, mette ora in evidenza per il grande pubblico - in modo allucinante - l'incubo post-nucleare e quello che noialtri "pessimisti" diciamo da tempo: la fine dell'era del petrolio e quindi della società industriale e dei servizi, ma anche il semplice balzo dei costi del nucleare stesso, significherà forzato abbandono alla meno peggio delle installazioni nucleari e dei siti a grande rischio chimico. Solo in Francia la Corte dei Conti stimava un paio di anni fa in circa 230 miliardi di euro il budget necessario per smantellare l'esistente parco nucleare secondo i requisiti di sicurezza. Invece per ora ne sono stati stanziati solo 13. VENTI volte meno del minimo pensabile, l'attenzione al problema in un paese attentissimo come la Francia è quindi quasi nulla. Ed il tempo stringe.
 
 
*link a foto della cittadina per lavoratori del nucleare ad Agidel: http://www.stad.com/index.php?city_id=484856
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18.5.13

In Italia torna la Fame, bentornata vecchia compagna dell'Uomo

<<I servizi sociali del Comune di Bologna registrano un aumento delle segnalazioni che arrivano dalle maestre su bambini che arrivano in classe, la mattina, senza aver cenato la sera prima perché le famiglie non ce la fanno più a fare la spesa.>>*

Prima l'inflazione energetica, poi quella alimentare, poi i fallimenti a raffica, le sofferenze finanziarie, lo stato e gli enti falliti nei fatti (altrimenti i 100 e passa miliardi di debiti verso le imprese sarebbero versati, e da tempo...) e infine le ondate di suicidi... La scorsa settimana in Italia si son dati fuoco in tre, son cose che accadevano una o due volte l'anno in tempi normali e riguardavano persone con problemi mentali. Ora capita a chiunque. E' finito il sogno industriale, ma il bilancio si fa alla fine: i suicidi triplicheranno, i morti da stupide infezioni aumenteranno di quattro volte, i denutriti appariranno tra lo stupore generale già entro pochissimi anni. Mica male, tutto sommato si mangiava troppo e male, molto spesso e soprattutto tra le classi più incolte... Ma ci sembra sempre un problema del futuro, di chissà quando. Invece quel che mancava era l'ufficializzazione che famiglie intere, nel "ricco" nord, non riescono più a mangiare tutti i giorni e devono privare totalmente i figli del cibo*.
Ci avviciniamo a quel mondo in cui il pasto settimanale pubblico verrà distribuito solo a chi si fa trovare in casa il tal giorno alla tal ora. A quella data, comunque, non ce ne sarà affatto per tutti (salvo assalti, violenze varie a eventuali magazzini...), perchè altre migliaia di aziende agricole avranno fatto nel frattempo fallimento e ben pochi si saran messi a coltivare il proprio orto (senza soldi, ormai per molti è impossibile anche acquisto di semi, non voglio dire di accedere alla terra o simili) e dunque la spirale delle negatività non credo si fermerà, prima di parecchi decenni.
Moriremo tutti? Forse no. Ma moriranno in tantissimi, in modi sorprendenti e scandalosi. Questione di mesi, non secoli.
(A lato, in foto lo scenario rivisitato del "Limits to growth", mi pare che ci stiamo dirigendo verso una situazione globale del genere. E non è una bella notizia.)

*link: http://www.imolaoggi.it/?p=50596
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25.4.13

Johan lavorava nella raffineria eterna

"Chi mai avrebbe pensato che la raffineria un giorno avrebbe chiuso?"
Johan, licenziato Petroplus
 
"La Terra è piatta, quindi infinita... come il petrolio."
Amministratore delegato di una nota compagnia petrolifera

Interessante articolo della stampa francese*. Johan, ex-dipendente di una raffineria Petroplus chiusa "per crisi" (in Francia restano attive solo 11 raffinerie su un totale di 24 esistenti), parla di come tutta la sua vita sia scomparsa, assieme alle speranze di vivere "almeno" come suo padre e suo nonno.
Nonostante sia in cassaintegrazione e abbia ancora un buon stipendio, niente funziona più: dipende da aiuti pubblici in tutto e per tutto, in una zona della Francia dove la disoccupazione aumenta da anni senza sosta. A fine mese restano 30 euro, quando l'inflazione glieli lascia.
 
Johan è un tipico francese moderno, abituato a studiare, poi avere un contratto stabile come i genitori, poi indebitarsi ed al contempo far figli che faranno la sua stessa vita, nella stessa città e nella stessa azienda. Tristemente ora si trova con casa, moglie, figli piccoli (avuti durante la crisi che... "tanto sarebbe passata presto", almeno cosi dicevano e credevano tutti), ma tutto questo è appeso al filo sottile della cassa-integrazione e degli aiuti complementari che per ora finiscono quasi interamente sui conti correnti dei creditori vari: banche, finanziarie, fisco. Tutto quel che Johan sa dire ora è che come suo nonno e suo padre, lui era certo che avrebbe vissuto e lavorato alla raffineria, con un contratto a tempo indeterminato (il contratto lo era, "a tempo indeterminato"!) e poi la pensione. Ora Johan ora non realizza quel che gli sta accadendo.
Poi aggiunge: "quando ero piccolo, tutto ruotava attorno alla raffineria. Mio padre giocava nella squadra di calcio della fabbrica ed anche i padri dei miei amici. Facevo le vacanze con la colonia della raffineria, in estate come in inverno. Le feste di Natale, di Pasqua..."
Dopo l'era delle aziende totali, finita l'azienda sono finiti tutti quelli che ci lavorano; finiti e consumati i cittadini consumatori, non restano che silenzi, lacrime, urla, botte, coltellate.
E' la società "one shot": avevamo una sola partita da giocare, ma al contrario del discorso che ha lavato cervelli per decenni, non importava vincere perchè era scritto che avremmo tutti perso, chi prima chi dopo. Johan sta perdendo oggi e pure io non mi sento tanto bene.

*link: http://www.rue89.com/rue89-eco/2013/04/25/johan-licencie-petroplus-toujours-2-430-euros-mois-241763
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22.4.13

La spoliazione dell'Italia

Sono l'unico commentatore in lingua italiana che ci aveva preso, e che non si era fatto prendere dalla fregola delle inutilissime elezioni, delle più ancora inutili chiacchiere su un cambiamento in corso e dagli altri "fumogeni" agitati dai poteri marci: il nuovo esattore, dopo mesi di distruzione operata da Monti, è l'attuale senior advisor di Deutsche Bank per l'Italia. Ve lo ricordate?
Mai, dal 1945 ad oggi, tanta ricchezza era partita per sempre dall'Italia verso l'estero e tanto lavoro era stato distrutto in patria.
Dal 2004 le cinque maggiori compagnie petrolifere mondiali hanno visto il loro output ridotto del 26%, le esportazioni verso paesi dipendenti come l'Italia sono crollate a profitti di pesci grossi (Germania, Stati Uniti, Francia). L'Italia era ed è, dopo Grecia ed Irlanda, il terzo paese per dipendenza del PIL dall'importazione petrolifera. Senza greggio in abbondanza sui mercati, l'Italia avrà nel giro di 5-6 anni il PIL di un paese africano. Gli esattori che si susseguiranno dovranno accelerare questa caduta a profitto dei burattinai moderni, la cui gioia durerà comunque solo pochissimi anni, poi i milioni di immigrati musulmani presenti nei loro paesi daranno comunque fuoco a tutto quel che possono.
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12.4.13

Il brown-out italico parte dalle stazioni di servizio

“Non abbiamo più i soldi per tenere aperti i distributori oltre l’orario lavorativo e quello che guadagniamo con il self service non ci basta per pagare la luce per l’illuminazione della struttura interna e per il consumo delle macchine erogatrici di carburante”.
Graziano Bossi, presidente della
Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti della provincia di Cremona*
 
 
Ora sappiamo che la "fine" della disponibilità 24 ore su 24 dei carburanti parte da una delle regioni più ricche d'Italia: in tutta la provincia di Cremona, fuori dall'orario di lavoro, non ci saranno (mai) più carburanti disponibili. Non importa che abbiate o meno le carte di credito o i contanti in abbondanza. Siamo entrati nella fase in cui il sistema monetario traballante è comunque salvaguardato... ma mancano realmente i beni, dopo anni in cui la domanda stagnava. Ed il bene che viene a mancare è il bene supremo: l'energia, stupenda e volumetricamente molto densa, fornitaci da benzina e gasolio.
 
Poi dovremo staccare sempre più l'illuminazione pubblica.
Poi sarà razionata quella privata....
Poi sarà distribuito cibo solo a chi si fa trovare in casa.
Non è più una questione di "se" ed ormai il "quando" accadrà durante la nostra vita. Lo vediamo nel grafico a lato tratto dalla revisitazione aggiornata del "Limits to growth", grafico che è "sbagliato" - come tutte le previsioni, anche se si tratta più esattamente di uno scenario previsionale, non un "il futuro come sarà" - ma secondo me ci azzecca abbastanza, siamo all'inizio di un collasso planetario e nazionale che forse ha un unico precedente recente ed è la Seconda Guerra Mondiale. Solo che quella crisi di fame e mancanza di tutto ebbe una durata di un paio di anni, questa durerà almeno 50 anni e sarà finita quando le forniture di gas, petrolio e carbone saranno finite e resteranno tentativi locali e pazzi di ripristinare una parvenza grottesca e dolorosa di mondo industriale. 
 
Ringrazio e saluto il commentatore che si firma David Addison, che conosco personalmente, il quale mi permette di continuare ad avere dei contenuti pregnanti mentre io me la dormo e mi curo sempre meno di drammi che non sono più futuri ma sono ormai qui tra noi.
Andrà peggio, ancora per una quarantina d'anni. Per salvarsi non servirà pensare, dire o fare quasi nulla di quel che sappiamo pensare, dire o fare. A meno che non siamo bravi assassini, ladri, truffatori ma queste categorie non credo siano la maggiorparte dei miei lettori.

*link: http://news.panorama.it/cronaca/Benzina-Cremona-dice-addio-ai-self-service
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28.3.13

Google Street View a Fukushima

Il mondo dopo di noi? Sarà una immensa pattumiera. La zona vietata di Fukushima è un post-it che ci segnala come sarà il mondo: riarso, disperato, inutile.
Da alcune ore è possibile vedere con i propri occhi la devastazione post-nucleare nella zona vietata attorno alla centrale Fukushima Dai-Ichi, prima devastata da terremoto e tsunami e poi ricoperta da una radioattività elevatissima che è destinata a restare tale almeno per il primo ciclo del cesio che è di circa 150 anni. Tutte le strade di Namie, a pochi kilometri dall'epicentro dell'apocalisse nucleare di Fukushima Dai-Ichi, sono visibili con Google Street View: detriti di plastica ovunque, case e fattorie fantasma, carcasse d'auto a centinaia lungo le strade a ridosso dei corsi d'acqua, piante altamente radioattive che invadono tutto, assenza totale di umani (tranne rari operatori con scafandri e tute che fanno non si sa bene cosa...)...


27.3.13

Petrolio, nemmeno rubarlo conviene più

Nei pressi del ricco bacino petrolifero di Novosibirsk, un piccolo imprenditore russo, esasperato dalla crisi economica, è finito nelle temibili carceri locali per aver rubato greggio da una condotta grazie ad un tunnel illegale di 60 metri che aveva scavato da solo per mesi*.
In tribunale ha dichiarato che comunque gli era costato più denaro (quindi energia) rubare il petrolio che rivenderlo e che tutta l'operazione era stata in perdita.
 
Estrarlo non porta più profitti, consumarlo non ci permette nemmeno di pagare gli interessi del debito totale accumulato, rubarlo costa ancora più caro e poi si va pure in prigione a pigliar botte, contrarre l'epatite o il virus dell'HIV.
Allora a che punto siamo arrivati?
Siamo al capolinea dell'era industriale. Nella situazione in cui se qualcosa non è ancora peggiorato, lo farà rapidamente ed in cui via via non c'è nessuna copertura, nessun futuro e nessuna garanzia per nessun tipo di attività economica, lecita o illecita, in nessun luogo del nostro piccolo Pianeta.
 
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26.3.13

Dorme il profeta

Me la dormo in un mondo che va rapido verso la rovina.
Le cattive notizie giungono talmente rapide... e non importa più chiedersi ad esempio "se" ci sarà un sequestro dai conti correnti italiani, il punto mi pare ormai il "quando". Lo stato di polizia fiscale è già qui, tanto non basterà. Ne ho parlato varie volte, non sto nemmeno a linkarmi: ci toccherà pagare tutto quel che abbiamo, rinunciare e tanto non basterà.
Dietro questo sanguinoso sipario, anzi addirittura dietro le quinte, stiamo perdendo anno dopo anno attorno al 15% di gas e petrolio e purtroppo siamo sempre il quarto paese in Europa per dipendenza da petrolio e gas. Gli altri tre, Irlanda, Grecia e Portogallo, venendo da tempo a mancare prodotto petrolifero sono da mesi in bancarotta "de facto" e si arrabattano con un debito pubblico totale (implicito più esplicito*) pari a, rispettivamente, 1500%, 1020% e 360% del PIL. Avete letto bene.
All'Italia va ancora benino, si veleggia ad un totale di debito pubblico, esplicito più implicito, pari a solo il 146% del prodotto interno lordo. Ma peggiorerà. Eccome se peggiorerà...
E come spesso accade, lo sanno i greci (e da poco anche i ciprioti), le cose peggiorano ed in fretta proprio quando vanno ancora abbastanza bene.

*il debito implicito, qui calcolato a giugno 2012 dal think tank berlinese Stiftung Marktwirtschaft, e non contemplato nei parametri Maastricht, è la spesa degli Stati per assistenza, sanità e pensioni.
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27.2.13

Dopo Mario Monti, ecco Giuliano Amato

      <<Non so quanti morti significa la "fine del petrolio", a termine comunque si saranno prosciugati i risparmi di decine di milioni di europei. In parte saranno i governi a predisporre il prelievo forzoso. Patrimoniali nel 2015? Prelievi notturni nel 2020? 
Se le cose potranno peggiorare lo faranno e di solite le cose peggiorano di più e più in fretta quando vanno ancora piuttosto bene.>>
Da una mia corrispondenza e-mail, del 2007, con un dirigente di una piccola banca italiana

           <<Nel suo primo mandato da presidente del Consiglio, Giuliano Amato si trovò ad affrontare una difficile situazione finanziaria. (...) l'11 luglio del 1992 approvò un decreto-legge da 30000 miliardi di lire in cui, tra le altre cose, veniva deliberato (retroattivamente al 9 luglio 1992) il prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti bancari per un "interesse di straordinario rilievo", in relazione a "una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica". Le eccezioni di incostituzionalità contro quel decreto vennero successivamente respinte dalla Consulta.>> 
Wikipedia, dalla voce "Giuliano Amato"

Mi sbilancio. 
Mi pare che ci siamo. 
Lo vedete in foto? Guardate chi è andato in Grecia, poco tempo fa, per conto di istituti finanziari del nord dell'Europa... Le misure terrificanti prese in Grecia hanno tutto sommato portato solo qualche morto in manifestazione, per altro indiretto: anche Atene è normalizzata. Si potrà fare questo ed altro anche in Italia: prima sarà e meglio sarà. L'autore sarà forse proprio questo signore.

Elezioni o meno, l'attuale senior advisor* della Deutsche Bank per l'Italia, Giuliano AMATO, 74 anni, uno dei pochi scampati alle retate di Mani Pulite che hanno portato Craxi a crepare abbandonato da tutti all'estero, potrebbe davvero diventare il nuovo premier italiano (o agire ad interim, da premier, in qualità di Presidente della Repubblica).
Grillo? Crisi del PD, rimonta Berlusconi, disfatta di Monti? Macchè, la fine del petrolio (per l'Italia siamo al tracollo vero e proprio con target zero petrolio importato all'orizzonte 2021) determinerà il prelievo forzoso di quel che dobbiamo pagare a chi comanda. Visto che di nuova energia non ce n'è, le materie prime scarseggiano e le idee mancano, con la crescita a zero (addirittura negativa), invece di pagare chissà quando con ulteriore debito, beh oramai un po' tocca pagare liquido, magari contro la propria volontà. 
Probabilmente un Amato premier metterebbe insieme le condizioni per misure straordinarie di sequestro, per un Prodi alla Presidenza della Repubblica... ed il cerchio si chiuderebbe.
Non vi prenderanno tutto, ma viste le condizioni economiche e sociali italiane, quel che vi prenderanno sarà tanto, e comunque sarà troppo.

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21.2.13

Tre milioni e mezzo di trivelle

Nel mondo ce ne sono circa tre milioni e mezzo, eppure non bastano. 
Solo per pagare gli interessi annui del debito totale mondiale, serve aggiungerne almeno dieci nuove, ogni mese. E semmai bastassero, va pagata la "crescita" ed un giorno sarebbe comunque esaurito il petrolio estraibile. Ma se anche fosse infinito, finiremmo le materie prime da trasformare grazie a lui o comunque a termine finirebbe l'ossigeno per bruciarlo. 
Grandi o piccole, nel deserto o in mezzo al mare...c'è chi guardando le trivelle vede il Lavoro, altri ci vedono il Male, alcuni ammirano i suoi getti di fango, tramite i quali Dio stesso ci svelerebbe forse grandi segreti. Ogni giorno di più la verità viene a galla tra i fanghi oleosi: il grande segreto è che di misteri non ce ne sono, ma poche e semplici sono invece le leggi della condanna a vivere e morire sulla Terra. Siamo stupidi, siamo soli, sii conquistato o sii conquistatore, dalla Terra non si scappa.
A termine nessuno ci ricorderà e niente sarà servito a nulla.
A parte capire, contemplare e preservare quel che per caso o per volontà di pochi umani è, ora, bello e giusto, a cosa servirà mai esser stati vivi un giorno?

"Oil Rig" da Vimeo
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15.2.13

Chi dice petrolio, dice plastica

- - ATTENZIONE : il video contiene immagini di animali morenti , NON cliccate se siete sensibili - -

Il petrolio finirà speriamo presto, i danni provocati dall'uomo per colpa dell'abbondanza mal gestita, non finiranno presto... forse termineanno dopo aver terminato la vita di altri milioni di animali.
Questo signore che ha realizzato il video va a scovare, nel ventre degli uccelli marini del Nord Pacifico, pezzi di plastica di oltre sessant'anni fa. I poveri volatili non sanno riconoscere i che quel pezzettino di plastica non è cibo, non è "crescita e futuro", ma è invece qualcosa che li farà ammalare, deformerà i piccoli e poi li ucciderà tutti.
E noi umani?
Sappiamo noi riconoscere quel che è "crescita", cosa è vero cibo per il corpo o l'anima e cosa invece ci ucciderà o farà vivere male e poco i nostri figli?

MIDWAY : trailer : a film by Chris Jordan from Midway on Vimeo.

3.2.13

Francia: attacchi alle diligenze

"Prima vi bruciamo tutte le auto, poi incendieremo i treni. Tutti. 
E con la gente dentro."
Giovane vandalo francese

Sempre più attacchi ai treni, merci e passeggeri. In Francia ieri un TGV è stato bloccato in una zona "sensibile" (una ZPS, Zona Prioritaria di Sicurezza, dove vige da qualche mese il coprifuoco) di Marsiglia. Una banda di giovani tra i 15 ed i 20 anni ha disposto delle torce di segnalazione sui binari, il conducente ha pensato ovviamente ad un grave incidente sulla linea e si è fermato. A quel punto i giovani han cominciato ad "assaltare" il treno scattando foto dei loro gesti, fino a riuscire ad entrare, rubare fumogeni e tentando di dar fuoco alle carrozze. All'arrivo della polizia, gli agenti son stati accolti da una pioggia di pietre. Dopo il problema dei suicidi sui binari che bloccano decine di treni al mese, gli "attacchi alle diligenze" pongono un problema di controllo militare e non solo poliziesco delle aree periurbane francesi.

link: http://www.lexpress.fr/actualite/societe/fait-divers/attaque-d-un-tgv-a-marseille-que-s-est-il-passe_1216335.html
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30.1.13

Etanolo, un futuro già passato?

"Cos'è una picchiata? Devi buttar giù l'aereo, giù dai, come a finir schiantato... Per farti un esempio, è come dopo la siccità immane in America, hai presente quei grafici sulla produzione di etanolo da materia verde? Cosa vuoi che cresca se le falde le hai vuotate e non piove più?
A proposito, ma nel nostro Cessna quanto carburante restaaaaaah!?"
Istruttore di volo di Oklahoma City che parla al suo allievo, registrazione prima dell'incidente del 13 gennaio 2013

Un altro picco dietro le nostre spalle? Il "boom" dell'etanolo negli States ha avuto la vita brevissima. 
L'etanolo era il futuro, tanto che si è dirottata, anche mediante incentivi ed altre leggi criminali, materia verde dal farne alimentazione o mangimi, per produrre carburanti. Non solo negli USA, anche in Pianura Padana la corsa non all'etanolo ma alla metanizzazione di questo o quel rifiuto, dai liquami al verde, sta trasformando certe province in importatrici nette di materia verde, addirittura dal centro Europa non solo da altre regioni.
Da due anni la siccità ("cambiamento climatico? quale cambiamento climatico?") fa la sua parte e negli Stati Uniti stanno spegnendo (alcuni chiuderanno già nel 2013) uno dopo l'altro tutti gli impianti che producevano etanolo. L'attività riguarda soprattutto il Midwest dove gli americani, agronomi ed ingegneri, hanno due grandi problemi: le nappe freatiche millenarie a livelli infimi, seccate e prosciugate in neanche 60 anni per irrigare aree immani ed ora da circa tre anni una siccità che non sembra voler invertire rotta e che si aggrava. Dati alla mano, nonostante la domanda molto alta, la produzione di etanolo del Midwest è passata da un massimi di 883000 barili al giorno ai 757000 giornalieri: più investimenti, più domanda e la produzione cala del 15%.
Penuria di mais in tutto il paese quindi, con sei mesi di anticipo rispetto all'anno scorso, dove la penuria fece fallire solo qualche mattatoio e un paio di aziende di mangimi che erano già al collasso. La produzione di etanolo, secondo i dati dell'EIA, è calata del 15% in sei mesi ma se si ripetessero le condizioni climatiche del 2011 e 2012, potrebbe andar giù ad un ritmo del 25% annuo: pochi anni ancora ed il Midwest, stato benzinaio verde, diventerà una sorta di nuovo deserto... 
L'etanolo doveva essere la benzina del futuro, come in Brasile (ormai "etanolo" è il nuovo nome che stanno dando alle foreste primarie, "Cos'è tutta quella giungla? Facciamo che saranno, toh diciamo 14-15 anni di etanolo e vai con caterpillar e trattori"): la risorsa di riserva, abbondante e sicura, "almeno per far andare le auto dei ricchi se proprio il mondo deve andare a putt...", invece è durata e sta durando ancora meno del cattivo petrolio.

link 1: http://www.bloomberg.com/news/2013-01-30/ethanol-output-in-u-s-falls-2-8-to-record-low-on-shutdowns.html
link 2: http://www.eia.gov/dnav/pet/hist/LeafHandler.ashx?n=PET&s=W_EPOOXE_YOP_R20_MBBLD&f=4
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Tempesta tropicale in Norvegia, in gennaio

"Calotta in Groenlandia sciolta? 7 metri di mare in più. Antartide scongelata? 65 m in più. In totale fanno 72 metri di livello del mare in più, in orizzontale son decine di kilometri sott'acqua: terreni coltivati da secoli sterilizzati dal sale in nemmeno trent'anni. Nessun terminale marittimo funzionante, niente più petroliere, nulla potrà attraccare semmai ci sarà petrolio per farle salpare. 1200 milioni di persone abitano, oggi, in queste zone ed altri costruiscono per andare ad abitarci presto: chi li sta autorizzando? Sulla base di quali dati si ampliano città, se ne fondano ancora di nuove? Cosa fa la politica? Chi paga stipendi nel privato, per dimenticare e falsificare e distruggere, a ricercatori ed ingegneri che, invece, dovrebbero utilizzare il metodo scientifico per salvare il salvabile?
Entro settant'anni ci saranno 4000 anni di civilizzazione stanziale planetaria sott'acqua: nessun pompiere verrà a salvarci, perchè le caserme saranno fallite ed i camion arrugginiti, nessuna rete per telefonare, niente corrente elettrica per accendere un computer, niente acqua potabile ne' cibo per milioni, anche qui... proprio in casa mia, proprio nella mia città."
Anonimo climatologo amatoriale
 
Insomma.
Cosa ci fa la tempesta tropicale Jolle, coi suoi 13 metri di fattore d'onda previsti, nel bel mezzo del Mare del Nord? Non ne parla praticamente nessuno, ma dopo quella del 1986, sarà la "bomba" depressoria più forte dell'Atlantico Settentrionale e per ora ha già battuto i record di vastità: con uno sviluppo più ampio dell'uragano Sandy, Jolle sta portando un clima di piena estate in Portogallo, primaverile in Belgio e ha "spento" l'inverno, già piuttosto mite, in mezza Europa. Dove abito io, "di solito" c'è +3°C di massima di questi tempi, domani mattina la temperatura minima sarà +7°C...
Chissà se le decine di piattaforme tra Norvegia e Regno Unito terranno, chissà se tutte le petroliere sono al sicuro. Piuttosto impressionante la previsione del servizio meteo norvegese.
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28.1.13

Australia, la nuova normalità è la catastrofe climatica

"E che muoia Sansone, con tutti i Filistei!" 
Il super-uomo, ed assassino, Sansone si vendica di un torto, 
suicidandosi ed uccidendo in un rapido folle gesto 
più gente di quanta ne abbia uccisa in tutta una vita...
(Antico Testamento; Libro dei Giudici, 16)

Accadrà anche a noialtri quel che accadde a Sansone? 
Stiamo premendo il bottone dell'autodistruzione?
Cosa sarebbe successo bruciando e bruciando idrocarburi fino all'ultima goccia estraibile?
Avremmo rimpiazzato forse l'ossigeno con l'anidride carbonica a termine? Liberando depositi di metano e poi trasformando il pianeta Terra in una pentola impazzita?
Quanti umani rimarrano se mai imboccheremo una discesa della temperatura globale?

"Floods" (inondazioni...) è diventata ormai una voce supplementare dell'enciclopedia (wiki) del Queensland. "Demografia, storia, economia,... inondazioni". L'eccezionalità climatica che costa all'Australia un centinaio di morti all'anno, alcuni punti di PIL , tra siccità e diluvii sta mettendo in ginocchio l'unico continente che finora non conosceva la crisi.
E da laggiù viene uno spunto per i nuovi Noé di tutto il mondo: non solo dovremo salvare noi ed i nostri  simili dai crac bancari, dal debito pubblico in esplosione, dalle bolle immobiliari, dal razionamento energetico e dalla disoccupazione... forse ci toccherà salvare anche loro, gli animali selvaggi (per quei pochi che ne restano) i quali subiranno una fine prematura e pessima anche per colpa di homo sapiens sapiens, l'Animale Principe della Terra che tutto ha scoperto, ovunque costruito, tutto ha nominato e scritto, tutto ha e tutto è.
Cosa provo davanti a questa immagine? Meglio pensarlo solamente, meglio non scriverlo.
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24.1.13

23.1.13

Francia: epidemie di scabbia, bisognerà conviverci

"Una pulce, la tua morte" 
Graffito nei bagni di Auschwitz, 
da "Se questo è un uomo" di Primo Levi

Finite le facilità dell'era del petrolio, le malattie più banali torneranno a martoriare gli umani. Pochi e non sempre accessibili agli umani automatici "industrializzati" sono i rimedii naturali efficaci, per certe malattie poi di rimedii naturali non ce ne sono proprio. Disturbi che tuttora sono considerati banalmente curabili, diventeranno protagonisti della vita quotidiana e causa di morti inaspettate ed anticipate per milioni di umani, già in questo decennio. 
Sono circa tre anni che la scabbia (a lato, sarcoptes scabiei, l'acaro della scabbia che non è una pulce come quelle temutissime nei lager e nei gulag) ha fatto ritorno nella vita quotidiana dei francesi: costosa economicamente e moralmente molto faticosa da affrontare, sta spingendo i giornali a raccogliere testimonianze e dar consigli*. Non conosco qualcuno che non abbia avuto a che fare con questi antipatici esserini, magari non direttamente ma all'interno dell'azienda o dell'istituto scolastico dove lavora oppure che non abbia parenti o amici che han subito e tuttora subiscono la via crucis della scabbia. Negli ultimi anni, complici l'aumento esponenziale degli animali domestici e la "decadenza" nei costumi sempre più promiscui di una umanità in crisi, le epidemie sono tornate all'ordine del giorno in scuole, ospedali e case di riposo. A Saint-Just nel dipartimento Loira, la MRL**, che è la seconda casa di riposo di Francia per numero di letti con ben 550 posti, da questa estate si son razionate le visite ai pazienti ed è stato attuato un piano di emergenza che tuttavia non sta riuscendo ad eradicare il guaio. La scabbia, se non curata assiduamente e con prodotti farmaceutici, è un malanno che dura anche decenni. Inoltre, ci si mette pure la crisi economica ed industriale, perchè una parte dei farmaci indispensabili alla cura sono esauriti per troppa domanda ed addirittura il "banale" farmaco al sulfirame e benzoato di benzile, presente sotto molte forme in vari paesi, non esiste più da mesi sul mercato francese: una penuria da "troppa richiesta" che sta diventando una scomparsa definitiva, visto che pare ci sia una sola azienda rimasta a produrre il farmaco per sessantasei milioni di abitanti e non ci guadagni nulla a produrlo per una serie di ragioni dovuti ai rimborsi delle mutue, ergo il cartello farmaceutico spinge affinchè i malati acquistino i prodotti non rimborsati, meno efficaci e dal costo singolo di 55 euro, invece che pochi spiccioli...
L'agenzia francese del farmaco ha ricordato la condotta da tenere in caso di scabbia, puntualizzando che da mesi manca appunto il farmaco di base e che il numero di casi in Francia, soprattutto nel quarto Sud-Est (Rodano-Alpi) è in forte aumento***. Dal 2011 l'Istituto di Sorveglianza Sanitaria francese, che segue le epidemie, sorveglia la scabbia da vicino, poichè sta tornando sopra alla soglia epidemica con progressione lineare****.
Riepilogando, la scabbia progredisce ed i farmaci per curarla vengono a mancare sempre più, chissà come finirà per i francesi? Avranno diritti strombazzati sui giornali di tutto il mondo ed un performante sistema di rimborsi sanitari, possederanno l'auto elettrica, l'iPad e ogni elettrodomestico... ma saranno mangiati vivi dagli acari giorno e notte, ma che vita è?

*link: http://www.rue89.com/2013/01/22/la-gale-ca-narrive-pas-quaux-gens-sales-et-ca-ma-coute-cher-238807
**link: http://www.leprogres.fr/loire/2012/09/13/l-epidemie-de-gale-toujours-en-cours-a-la-maison-de-retraite-departementale
***link: http://www.urps-med-ra.fr/upload/editor/2012_12_28__Reperes_gale_med_prescripteur_1357833620657.pdf
****link: http://www.prioritesantemutualiste.fr/psm/la-gale-poursuit-sa-progression-en-france
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22.1.13

"Nemesi malthusiana" e biogas

"Cu happi luci campà, cu happi pani murì" 
(Chi ebbe il fuoco sopravvisse, chi ebbe il pane morì) 
proverbio siciliano (area di Racalmuto), 
riportato da Leonardo Sciascia in "Occhio di capra"

Nei rigidi inverni di un tempo, più contava mantenersi inattivi e caldi (oppure caldi quando si è inattivi), che ammazzarsi in ogni stagione di lavoro per potersi sfamare sempre e riscaldarsi "dal di dentro", chè tanto anche d'inverno ed anche in Sicilia, che la coltiviate, che ne salviate i frutti estivi o meno, la natura vi sfama comunque poco e male e sempre così sarà. Chi perdeva di vista che un piccolo braciere tiepido al centro della casa, funzionante a gusci di mandorle, era più importante che avere il pane ogni settimana, spesso non passava l'inverno. O almeno non lo passavano i "fragili", gli anziani, senza i quali la famiglia perdeva il centro dei saperi e delle memorie ed un centro fondamentale lo perdeva tutta la comunità, il paese, il mondo.

Comunque, tutto questo per dire che non sapevo di essere la "nemesi malthusiana" di qualcuno:
http://www.ortodicarta.eu/teslavive/santa-flatulenza/

Ci troverete ottimi spunti, pratiche e riferimenti teorici su perchè e come trasformare masse e scarti verdi in riscaldamento e fertilizzanti, senza peggiorare troppo la situazione climatica globale, diventando anche più autonomi e senza dover prendere 4 lauree ed attendere ventitre anni prima di veder risultati.
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18.1.13

Azerbaijan, prima e dopo il petrolio

"Come spieghi la fine del petrolio a gente la cui vita
(lavoro, beni, risparmi, tempo libero, affetti...) 
dipende dall'aver scommesso tutto
sull'impossibilità logica che il petrolio sia eterno?"
Traduzione di un papiro egizio anonimo
 
Senza la distruzione massiva, pochi di noi avrebbero capito quanto conta il prima di noi ed il senza noi.
Grazie alla distruzione, che riguarda per forza anche i paesaggi interiori..., molti di noi non si pongono più questi inutili problemi. Tanti non se li sono mai posti.
Chissà comunque cosa pensano, se ancora il virus del pensare vive in loro, guardando questa immagine dell'Azerbaijan.
Piacerà loro solo quel che conoscono? Ci vedranno solo quel che già sanno? 
La verità sta venendo a trovarvi tutti quanti, fatevi trovare degni.
 
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17.1.13

New York, uragano Sandy: aeroporti depositi di auto incidentate

"Di più pericoloso di un americano obeso, con due auto e tre carte di credito 
ci sono solo due americani obesi et cetera et cetera..."
Anonimo economista europeo

L'uragano Sandy è ormai dimenticato dai  più, ma ha lasciato una importante scia di morte e distruzione , oltre che ricordato ai newyorkesi che gran parte della loro bella città è stata costruita accanto, in mezzo ed addirittura al posto del mare come è il caso, per tre quarti, dell'aeroporto JFK. Sandy ha portato anche nuove* "opportunità": nella foto sotto è possibile notare uno dei depositi assicurativi di auto incidentate in attesa della messa all'asta, a Calverton, dove l'aeroporto è in disuso da anni. Eccola una proposta per il futuro: man mano che il trasporto aereo tracolla, decollerà invece l'utilizzo delle immense inutili piste per parcheggiarvi auto e camion danneggiati dagli eventi climatici che saranno sempre più intensi... Si metteranno a profitto sia la crisi energetica che quella climatica.
     Nota bene: le vetture danneggiate dall'uragano a New York sono oltre 200mila, in questa foto sembrano tantissime ma potete contarne solo 15000...

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