2.3.14

Da che parte sto? Dall'unica possibile, la Russia

Visti gli accadimenti in Ucraina degli ultimi quattro mesi, tutte le azioni russe degli ultimi giorni sono più che legittime, sono anzi doverose. Viste le mosse avventate ed azzardate degli ucraini, sospinti da istanze occidentali poco limpide nelle ultime settimane, tanto meglio che la Crimea diventi anzi ritorni ad essere definitivamente russa (ha già governo proprio, pur essendo nei confini nazionali ucraini per un sostanziale grave "sbaglio", una leggerezza imperdonabile di Krusciov e del partito, proprio 60 anni fa), come è naturale che sia da 300 anni a questa parte, con la convivenza pacifica di più popoli, tatari in testa. Una Crimea "rubata" ai russi in un contesto di Ucraina "libera", occupata definitivamente dai poteri finanziari americani e fintamente nell'area UE, sarebbe un vero disastro per tutti
La Prima Guerra Mondiale ebbe inizio in Serbia.
La Seconda Guerra Mondiale in Polonia.
L'asse geopolitico del mondo si sta spostando ad Est e a Sud.
Una guerra globale resta un evento poco probabile, ma aumentano giorno dopo giorno le probabilità di una Terza Guerra Mondiale, a partire proprio dal caos ucraino.
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12.2.14

Francia, il gennaio più caldo da 114 anni

In Francia è il gennaio più caldo degli ultimi 114 anni.
Questo è lo scarto sul dato medio di tutte le temperature medie.

E' un fatto: a pari-merito con gennaio 1988 e gennaio 1936, il gennaio 2014 è stato per la Francia metropolitana il più caldo dall'inizio delle serie statistiche, ovvero dal 1900.
Questa a lato, per il miscredente di turno, è la carta con le anomalie sulla media 1981-2010. In Borgogna, nel Centro e nel Sud-Ovest si parla di ASSENZA di inverno. Solo nei Pirenei ed in un pezzetto di Alpi Marittime si è visto un dato più fresco, di pochissimo, rispetto al normale. Il resto è evidentemente più caldo, caro il mio lettore che crede solo a quello che lo rassicura...
La frase che segue, risultato dell'analisi dei dati MeteoConsult e MeteoFrance (i due unici enti abilitati a rilasciare certificati meteo a valore legale in Francia), la dedico al commentatore che dice che lui ha avuto più freddo del solito, ha consumato la bombola del gas più che mai etc.

"Le mois de janvier 2014 restera une référence (en France), 
comme étant le plus chaud depuis 1900, ex-aequo avec 1988 et 1936."

Ma ho un lettore che ha consumato più gas dell'anno scorso, quindi non è vero.
E se non è vero che è più caldo, come dicono i media pagati da Al Gore, allora tra poco inizia l'era glaciale in Antartide e poi pure nell'Artico.

link : http://actualite.lachainemeteo.com/actualite-meteo/2014-02-06-14h24/pas-d-hiver-cette-annee---24099.php
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Nell'Artico è già primavera

Negli ultimi 30 giorni, in un'area dell'Oceano Artico grande come l'Europa, ci sono stati in media 20°C in più rispetto alla media 1985-1996, annate per altro non particolarmente fredde. La Groenlandia è un'unico camino di metano che sale dal permafrost, alimentando la troposfera con potentissimo effetto-serra. La previsione IPCC 2007 prevede un riscaldamento della temperatura atmosferica tra i 2,5 ed i 10°C entro il secolo*; non ci sarà nessun raffreddamento globale significativo, questo almeno un paio di secoli; quando da tempo "internet", "petroliera" o "vacanza" saranno parole dimenticate da decenni. 
Ricordando che già 2° più di oggi spazzeranno via il 90% dei cereali... non voglio pensare a quel miliardino e mezzo di umani che abita già oggi dentro agli oceani. Gli estremi meteo si estremizzeranno ancora, la catastrofe climatica è servita e nemmeno avremo strumenti per prevenire e proteggerci.

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11.2.14

Europa, anche per febbraio sarà record di calore

Riconferma dello scenario "runaway" del clima terrestre, con impennata estrema della temperatura media entro il secolo e scioglimento, evidente, anche dell'Antartide.
Ecco infatti il grafico previsionale delle anomalie di temperatura al suolo, a cura della NOAA*, che confermerebbe l'ipotesi di un anno "senza inverno" per buona parte dell'Europa. La Groenlandia orientale, le Svalbard e l'Islanda sono alle prese con un periodo estremamente caldo, stesso scenario primaverile sui rilievi dei Balcani e le pianure della Russia occidentale dove c'è stato il record di settimane senza precipitazioni nevose quest'inverno. Credo che dall'anno prossimo i grafici della di sintesi della NOAA avranno il dato massimo di anomalia in scala a +5°C e non più a +4°C, perchè le aree interessate da forti anomalie sono ormai piuttosto vaste e va specificata una tranche ulteriore di temperatura. Vi ricordate avevo parlato di questo problema a proposito dell'Australia, dove nelle inforgrafiche del servizio meteo nazionale hanno dovuto aggiungere al nero, che era il massimo indice, il colore viola e poi addirittura il lilla quando le temperature massime superano rispettivamente i +52°C ed i +54°C**, ovviamente si parla di temperatura massima misurata all'ombra.
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10.2.14

Intanto in Inghilterra...

Anche il Tamigi in questo inizio di 2014 si cimenta in una piena storica*. Nell'immagine a lato la situazione aggiornata alla serata di ieri, con decine di kilometri quadrati periurbani ed urbani inondati e molte zone in massima allerta, dopo che il gennaio pù piovoso da 248 anni ha inzuppato tutta l'Inghilterra per bene**.
Per volumi e velocità dei flussi dovrebbe battere tutte le piene degli ultimi 100 anni tranne quella del 1947, sopravanzando quella del 1928. Il sistema di dighe approntato dal 1973 ad oggi pare che riuscirà senza problemi particolari a salvare le zone più abitate e più a rischio, ma intere frazioni, piccole cittadine ed una caterva di terreni agricoli sono danneggiati in modo piuttosto grave, temporaneo, ma grave. La grande fortuna della città di Londra è che dal lato Est il mare sta ricevendo bene e riceverà bene l'acqua in più. Ma per quante altre volte andrà ancora bene? L'intensità delle piene aumenta. Dopo 3 piene importanti nei primi 50 anni del 20esimo secolo, ce ne sono state una dozzina nell'ultima metà del secolo scorso.
Tra Francia e Inghilterra ogni otto o nove anni c'è una "piena del secolo" di qualche fiume, sempre in attesa di quella temutissima della Senna che ha tanta voglia di spazzare via mezza Parigi... Insomma non promette bene per il futuro. Voi cosa ne pensate?
Tra ieri ed oggi tutti gli indicatori sul Tamigi, soprattutto i rilevatori installati dagli anni '80 in poi, hanno battuto ogni record, le chiuse stanno facendo il loro lavoro per salvare Londra, ma si contano già ingenti danni e mesi di lavoro per tornare alla normalità. La fase di emergenza, che vede mobilitato ovunque l'esercito (ormai la guerra inglese non è più in Afghanistan contro i barbuti, ma in casa propria contro Madre Natura...), dovrebbe fermarsi presto anche se pioverà ancora molto per tre giorni, perchè il giorno 12 nella Manica passerà un'altra tempesta da 130-140 km/h di vento coi suoi altri 20-50 mm di pioggia quotidiani e 120 mm cumulati in sud Cornovaglia.
A queste pagina tutti i livelli del Tamigi ed affluenti***.
*link : "England suffered the wettest January since 1766, and the Environment Agency said it is also moving toward the wettest winter in 250 years" http://edition.cnn.com/2014/02/10/world/europe/uk-weather/index.html?hpt=ieu_c2
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8.2.14

Francia, costa atlantica : il mare ne mangia oltre 2 metri all'anno

La costa soprattutto di pianura sud-occidentale francese, tra Bayonne et Royan perde in media 2 metri all'anno, parliamo di profondità non di lunghezza sia ben inteso. Negli ultimi 173 anni sono stati persi fino a 200 metri di costa* lungo la costa attorno a Montelivet*, i settori più stabili hanno perso comunque 50 metri. Visto che in media restano 150 metri di spaggia (e 50 metri di dune), non è follia dire che entro questo secolo dalle parti delle Lande francesi non sarà rimasta che uno zoccolo, una piccola falesia con poca sabbia sopra e "dietro", ma senza più spiaggia.
I più testarsi faranno il bagno nelle nuove paludi salate che si stanno già creando giusto a ridosso dell'ultima duna.
La sedimentazione, che alimenta invece la costa laddove ci sono foci o estuari, ha apportato in un secolo neanche una decina di metri di materiali soprattuto verso lo sbocco della Gironda... Questa in video è l'ennesima distruzione della penosa passerella alla spiaggia di Montelivet, un orrore in cemento come se ne vedono spesso anche in Italia, costruita e ricostruita millanta volte per i sacrosanti turisti dai piedi esigenti facendo vincere elezioni su elezioni alla "malavita organizzata legalizzata" di turno (leggasi: sindaci e assessori). Una decina di metri di costa e opere in cemento di varia stazza sono state spazzate via in una notte dalla tempesta Petra. La bella notizia è che la vogliono ricostruire al più presto, correte al lavoro, al lavoro vai di cazzuola!

*link : http://books.google.fr/books?...Montalivet...cote...erosion
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7.2.14

Francia sommersa, e domani si replica


Domani, di nuovo e stavolta non per una tempesta ma per una semplice "depressione" (Ruth), su oltre 500 km di coste francesi sono attese onde di oltre 10 metri con punte di 19 (nei giorni scorsi è stata misurato a terra l'arrivo di un'onda di 23,6 metri) . Questo a lato è l'ultimo dato grafico di MétéoConsult.fr.
Per la terza volta in due settimane c'è allarme rosso (chiusura di centinaia di strade, provinciali e statali; allerta di tutti i servizi pubblici;doppi turni per i funzionari pubblici interessati all'emergenza; forze dell'ordine mobilitate a pieno organico; prefetture al lavoro 24 ore al giorno, etc.).
Ci sono due città, comunicanti ma ben lontane dal mare, parzialmente sommerse, Morlaix et Quimper, quest'ultima è addirittura capoluogo. Il forte vento, la depressione atmosferica importante, il gioco delle maree e le piene dei fiumicelli bretoni sono gli ingredienti del disastrino in corso. La prima è sott'acqua per la terza volta da Natale (a Morlaix, addirittura dal 2004 si attende di vedere chi paga i lavori straordinari anti-inondazioni* che nessuno vuole fare; nella civile, progredita, previdente e ricca Francia dove lo Stato comunque non è meno fallito e impotente che in Italia), la seconda città invece è sott'acqua per la terza volta. 
A Quimper infatti il centro storico è inondato ormai ogni anno da un fiumicello che ho visitato personalmente in giugno ed è "ridicolo" alto 20 cm in bassa marea  e 100 cm in alta marea. In questa  mia foto, a lato vedete il ponte accanto al quale c'è il rilevatore della vigilanza piene, potreste consultare i dati in diretta ma il rilevatore di VigiCrue.fr è "saltato" durant l'ultima tempesta di alcuni giorni fa, una volta raggiunti i 383 cm (ben oltre quegli argini di meno di 3 metri). A Quimper i commercianti del centro dicon che hanno già perso tutto varie volte**, poi vado a vedere sulle mappe quale quartiere è inondato... è quello storico. Quindi non è solo il nuovo e speculativo più a valle, su antichi sabbioni e paludi, a finir sotto regolarmente, ma anche la parte più antica e "sicura".

Insomma. Siamo a quanti metri di litorale perso all'anno? 1 metro? O piuttosto 5 o forse 10? Moltiplicato per 500, 700 o 1000 km di coste fa comunque una bella fetta di terra. Con costi esorbitanti ed infatti non a caso a parte qualche nuova diga "speculativa", non mi pare si faccia un granchè come lavori in quell'area estrema della Bretagna che ho interamente percorso in giugno, kilometro per kilometro.
E poi la sapete una cosa? 
La Bretagna, che ormai arriva a manifestare anche contro le inondazioni***, è la prima regione francese dove è rinato di recente un movimento collettivo ("Bonnets rouges" con riferimento chiarissimo alla Rivoluzione Francese) contro lo stato centrale, una sorta di calderone con associazioni, movimenti e partitini incazzatissimi per mille ragioni (ecco un servizio video di 3 minuti su una delle tante guerrigliette anti-tasse e anti-radar e anti-controllo dell'autunno ed inverno 2013****, di cui nessuno ha parlato fuori Francia). Vuoi vedere che la crisi agricola, quella economica, quella sociale e culturale siano legate a quella climatica?

Ma ripetiamo insieme la litania...
I poli non si stanno sciogliendo.
Gli oceani non si sta alzando.
L'atmosfera non si sta caricando pazzamente di energia esplosiva.
La vita continuerà come ed anche meglio di prima...


*link : http://www.lemonde.fr/planete/article/2014/02/07/a-morlaix-l-eau-revient-et-la-colere-monte_4361998_3244.html
**link : http://www.ouest-france.fr/inondations-quimper-la-colere-des-commercants-1913486
***link : http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2014/02/01/01016-20140201ARTFIG00142-dans-le-finistere-les-gens-en-ont-marre-des-inondations.php
****link : http://videos.tf1.fr/jt-we/2013/bretagne-la-colere-des-bonnets-rouges-ne-faiblit-pas-8308631.html
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5.2.14

23,60 metri d'onda? Ci facciano l'abitudine

Un doppio aggiornamento al mio post qua sotto, giusto per i catastrofisti.
Prima una immagine dei venti previsti in Bretagna al passaggio della prossima tempesta, almeno 90 km/h di media sulla costa (raffiche fino a 180 kmh, ne parla il sito da cui ho preso l'immagine, La Chaîne Météo). Quella che sta passando aveva 80 km/h di "sustained gusts" come si dice in caso di uragani, e ha toccato i 155 km/h di raffica.
La prima delle tre tempeste che arrivano sulla Francia in questi giorni, Petra, appunto la più leggera, è passata quindi in queste ore sulla Francia con raffiche a terra di oltre 150 km/h ed un'onda rilevata di 23,6 metri* (non in alto mare, ma sono onde infrante sull'arcipelago di Molène! La puntina in alto ad Ovest...), supportata da un fattore di marea "medio"; figuriamoci se era alto! Causa depressione ben scavata, il mare è stato mediamente più alto di 12 metri per un'area grande come il Nord Italia...

E vi ricordate quando parlavo della povera isoletta bretone ricolonizzata da una famigliola di coltivatori di patate**? Ecco. Sono tornati a scrivere sul loro blog*** dopo alcuni giorni: stimano di aver perso fino a 5 metri di litorale solo con l'ultima mareggiata dovuta alla coda della tempesta Okka, con venti forza 9 del 3 febbraio (e non voglio pensare cosa stia succedendo proprio ora con la tempesta Petra e venti a forza 10 su 12 della Scala di Beaufort.....). Da Natale tra i tira e molla l'isola dovrebbe aver perso abbastanza superficie totale e soprattutto molto coltivabile per patate e ancora di più per il pascolo.

*1. (spiegazione video) http://actualite.lachainemeteo.com/actualite-meteo/2014-02-05-11h03/19-metres-de-houle-en-bretagne---tout-savoir-sur-la-mer-agitee-24088.php
*2. Registrata un'onda di 23,60 m; rilevata in località Pierres Noires : http://www.francebleu.fr/infos/intemperies/la-tempete-petra-secoue-la-bretagne-1251706
**http://petrolitico.blogspot.fr/2014/01/guaio-globale-effetti-locali.html
***http://iledequemenes.hautetfort.com/
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Francia, il cambiamento climatico fa paura

Per la Francia è stato il gennaio 2014 il più caldo degli ultimi 115 anni (a pari merito col 1936 e 1988)*. E' il primo anno che noto la nuova abitudine delle cinciallegre, non sono venute sul terrazzo a cibarsi di semi di girasole perchè c'è "talmente caldo che trovano ancora insetti in quantità, una sorta di scenario tropicale", lo conferma la LPO (il corrispondente francese dalla LIPU, lega protezione degli uccelli).

E dal Nord-Ovest Atlantico dove la superficie marina regista un pazzesco +0,81°C di anomalia sulla media e addirittura davanti alle coste di Terranova, Newfoundland
, una zona d'acqua grande come la Bulgaria con oltre 4°C di anomalia rispetto alla media 1979-2000, come da grafico, sta arrivando letteralmente di tutto sulle coste europee, metereologicamene parlando. Per non parlare dei 3 metri e mezzo di neve caduti nel Cadore profondo negli ultimi quattro giorni, mi pare siano quasi 6 metri caduti da dicembre nel bellunese oltre i 1000 m... ma non trovo dati affidabili.

Ed intanto il Polo Nord sta combattendo contro temperature dell'acqua di +4°C, +5°C, anche 10°C superiori alla media trentennale. Il grafico del Climate Change Institute che posto qui a lato evidenzia qualche milione di kilometri quadrati di oceano artico "fuori scala". 
E suggerische anche per questa stagione il passaggio molto più a Nord della Gulf Stream che invece di intiepidire l'Europa, fa bollire l'Artico meridionale.

In foto a lato vedete Morlaix, città allagata dal mare e soprattutto da un fiumicello che si è deciso di interrare in parte, decenni fa, per costruirci strade e palazzi. Allagata 3 volte in un solo mese con due allerte orange e una rouge (rispettivamente grado 3 e grado 4 sula scala Météofrance di 4).
Ma forse il bello deve venire... la Bretagna in queste ore è stata sfiorata da Okka e poi da Petra, ennesime tempesta di questo inverno e ne arriveranno altre tre (!) nei prossimi otto giorni, tra cui Qumaira, che si preannuncia sostanziosa, con un centro depressorio previsto addirittura inferiore a 970 mbar e venti oltre 220 km/h (praticamente un uragano di categoria 4: Xynthia, 968 mbar di depressione, nel 2010 fece 60 morti e 3 mld di euro di danni). Il Nord-Ovest francese è stato in allerta per tutto gennaio, il Sud-Ovest ha vissuto due settimane attanagliato da tre piene di media intensità della Garonne con un villaggio, Idron, che non è stato spazzato via dalla carta per miracolo (qui** articolo con video girato da un drone), addirittura al scorsa settimana in allerta rossa per la concomitanza tra grandi maree, forte burrasca, inondazioni in seguito ai volumi di pioggia e ondate di piena dovute alla precedente tempesta.
Osservando la lista*** delle tempeste metereologiche francesi, non c'è da star tranquilli...
  • 1900-1950... 1 tempesta
  • 1950-2000... 7 tempeste
  • 2000-2014... 13 tempeste
Solo per la stagione invernale in corso siamo a otto tempeste (diciamo che sono il corrispettivo di uragani di grado 1 o 2). Sintetizzando, ormai in un mese si scatena l'energia che un secolo fa era diluita su dieci anni. 
Va male. Molto male.
Questo accade con un aumento delle temperature medie di 1,5°C su un secolo****.
Il problema è che di questi 1,5°C supplementari la Francia ne ha presi 0,7 solamente negli ultimi 20 anni. 6 delle dieci annate più calde dal 1900 ad oggi sono state registrate dopo il 2000.
Ovviamente i giornali ed il governo francese parlano (urlano!) da due mesi esclusivamente di
- antisemitismo
- omofobia
- calcio e rugby
- inserimento dell'educazione sessuale dalla scuola materna
- etc.
Bocca, pene, ano, piedi... Ecco dove è concentrata tutta l'attenzione delle nostre società post-industriali.
Il cervello? Inutile orpello sostituito da smartfoni assemblati da schiavi.

*link : http://www.ouest-france.fr/meteo-record-historique-de-douceur-egale-en-janvier-1904872 
**link : http://www.larepubliquedespyrenees.fr/2014/01/26/idron-bizanos-les-inondations-filmees-par-un-drone,1176247.php
*** Emmanuel Garnier, storico del clima; Université de Caen/CNRS ; link : http://www.crhq.cnrs.fr/_index.php?page=biblio/G/Garnier-E-pub
****link : http://www.faire-territoire.fr/2012/20120801_evolution_temperature_france.php
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23.1.14

Scenario greco per la Turchia, come finirà?

"Essenzialmente Grecia e Turchia sono nazioni identiche, 
la differenza la fa la valuta."
M. S., amico economista

Per gli appassionati delle catastrofi, in Turchia si prepara una primavera bollente. 
Da maggio 2013, il rischio di default del paese è più che raddoppiato (l'indicatore CDS, il famigerato credit default swap, è passato da 110 a 250 punti) e la lira turca ha perso metà del proprio valore intrinseco*. C'è chi accusa l'instabilità politica, la corruzione,... certo, ma la corruzione in Turchia è un problema da decenni. Forse è arrivato anche per i turchi il momento del non ritorno della dipendenza petrolifera. 
Guardate a quale altro paese somiglia la curva "petrolifera" della Turchia che posto qua sotto, secondo i dati della BP. Sembra una fotocopia: zero produzione, importazioni che salivano a più non posso,... fino al picco. La dipendenza dal petrolio della Turchia è minore di quella greca (i greci dipendevano per almeno 30% del PIL dal fret marittimo, che durante la crisi 2007/2009 ebbe una caduta spettacolare senza più riprendersi... i conti truccati ed il "parassitismo" del modello economico greco, non troppo diverso da quello italiano o francese, per dire, han fatto il resto). D'altra parte i due paesi hanno molte similitudini storiche, geologiche, economiche... ma con grandi differenze culturali. Faranno i due paesi la stessa fine? Un collasso finanziario quasi totale della Turchia è possibile? Svalutare (ma il margine è piccolo) la moneta nazionale li salverà?
Guardate dunque questi grafici: in grigio la produzione nazionale di greggio, che è pari a zero da sempre. In verde le esportazioni, pari a zero da sempre. Solo importazioni e consumi salgono, salgono fino al punto di rottura... e poi la caduta. 

Non essendo sottoposto al potere della BCE ed avendo molti più abitanti da espropriare per pagare la finanza mondiale, per il governo turco sarà più facile sistemarsi un po', vendere un po' della sua buona industria alla Cina e salvare le proprie finanze, ma certo l'economia non tornerà mai ad essere prestante come negli anni appena passati...
Ed in mezzo a tutto questo, la rivolta turca potrebbe avere dimensioni e durata "siriane", a me vengono i brividi solo a pensarci. Ci sono 9 milioni di turchi in Europa, la metà in Germania. E molto sono piuttosto giovani, piuttosto bizzosi; ripeto: a me vengono i brividi solo a pensarci.

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20.1.14

Viaggio nel tempo: immagini dall'Italia del 2020

Come sarà l'Italia tra qualche anno?
Quando il traffico di mezzi si sarà ridotto di almeno il 90% rispetto all'anno 2000?

Già oggi abbiamo perso il 50% in neanche dieci anni dal "picco" di traffico.
Impossibile viaggiare nel tempo e prender foto, ma è possibile fare una ipotesi ed avvicinarsi al risultato, cercando un paese del mondo dove vi sia oggi il 90% di veicoli a motore pro-capite in meno e consultare le immagine prese per noi da Google Street View.
Ebbene, con queste premesse ho trovato il Perù, 70 veicoli (compresi camion) per 1000 abitanti, contro poco meno di 700 veicoli per 1000 in Italia. Le foto ed i commenti che seguono sono un regalo a tutti i realisti razionali che lottano giorno per giorno contro la distruzione e la menzogne sparse a piene mani sul mondo dagli ottimisti da due soldi. Non ci sarà nessuna ripresa, non torneremo mai a stare meglio, non usciremo mai dalla crisi; per lo meno non vivi.

Ricoprire e carenare delle motociclette, meno costoso che acquistare un'auto. Lontano dalla metropoli, per i peruviani, i più ricchi tra i poveri ovvero coloro con piccole attività commerciali, questi in foto sono i soli mezzi di trasporto privato che possono permettersi. E' anche spesso una sorta di taxi.

A parte le motociclette carenate, ci si muove soprattutto con autobus piuttosto nuovi; non passano più di una o due volte al giorno, in media fanno un'andata ed un ritorno e sono legati e sponsorizzati, ad esempio, dalle compagnie minerarie. Eh si, perchè senza l'attività mineraria di canadesi, americani e di pochi altri occidentali, in Perù possono scordarsi anche gli autobus oltre che l'elettricità lontano dai grandi centri urbani.

Nei paesini è rarissimo vedere asfalto, se si ricopre la terra battuta per avere una strada "moderna", lo si fa esclusivamente con blocchi di cemento di qualità dubbia. Accadrà presto anche in Italia: niente più bitume, se si vuole qualcosa di solido e duro, si ricorrerà a qualità sempre più scadenti di cemento. 

I ragazzini che escono da scuola devono correre a cercare un taxi collettivo (quello bianco, in secondo piano). Per qualche spicciolo, il taxi che trasporta più che altro minatori li porterà vicino casa, poi finiranno a piedi.

Poche centinaia di metri dopo, lo stesso furgone usato come taxi collettivo è di nuovo ripreso dalle fotocamere di Google Street View: stipato oltre ogni limite legale ed al limite della tenuta meccanica arranca tra le strade andine portando i padri al loro turno e i figli alle case dal tetto di lamiera.

Alla fine di ogni strada cittadina peruviana "non finita", come al solito fatta di placche di cemento, c'è una discarica. Soprattutto al di fuori delle grandi città, dove non esiste nessun sistema di raccolta rifiuti degno di questo nome ma solo una "pulita" ogni mese o ogni anno a seconda della intensità e della durata della bancarotta della comunità locale. Dove arriva o parte la strada, inizia e finisce la civiltà: amianto, materie pericolose, inquinanti estremi, carcasse di bovino, talvolta resti di incendi alla diossina... Tutto finisce nei fossi, poi finirà in falda ed infine nei pozzi e poi nei corpi degli animali da cortile, nelle verdure degli orti e poi dentro ai peruviani.

Le uniche strade asfaltate con materia di prima qualità e che godono di manutenzione, sono quelle che conducono alle miniere. Sullo sfondo, quella montagna immensa (della taglia del Monte Bianco! anzi addirittura più elevata) è in realtà diventata un'unica miniera. La mostruosa miniera di Morococha* appunto, 13000 ettari a 5000 metri di altitudine, è di proprietà della Pan American Silver Corporation, ci si cava zinco, piombo, rame ed argento. Del denaro ricavato, quasi nulla resta ai peruviani. L'inquinamento invece è estremo, la distruzione degli habitat è massima, le risore idriche sono sequestrate al 90% dalla miniera.

Solo a Lima esistono code e rallentamenti, solo in area urbana. Per altro solo a Lima esiste qualche kilometro di strada a tre corsie, una sorta di superstrada taglia la parte settentrionale della capitale peruviana. Scorrendo le immagini di questi imbottigliamenti, il traffico è costituito al 50% da pullmini e van che praticano il taxi collettivo (più o meno pubblico e più o meno legale), il restante 40% sono trasporto merci di medio e piccolo tonnellaggio, passatemi il termine marittimo. Il restante 10% sono piccole e normali auto, ma soprattutto polizia e taxi, qualche auto di lusso istituzionale o di grandi imprese (occidentali) con autista; ben poche le auto di privati cittadini. Rarissime nelle immagini sono le stazioni di servizio, invece spesso si vedono taniche legate ai veicoli.

Nei quartieri della piccola borghesia di Lima, niente auto parcheggiate e pochissimo traffico. Sbarre alle finestre, spuntoni ovunque, chi ha due spiccioli installa una telecamera (in tre vie ne ho contate una sessantina, spia dell'alto tasso di criminalità...). Chi comunque ha i soldi per acquistare un'auto, ovvero ben poca gente..., beh allora ha anche i soldi per acquistare una casa con un garage.

Nei quartieri ancora più ricchi, rare auto parcheggiate, ma c'è il garage ed un pratino triste e simbolico davanti casa.

Invece nei quartieri popolari, la maggiorparte costruiti come evoluzione o all'interno di bidonvilles, si accede da viuzze impraticabile alle auto. Nessuno possiede automobili, ci si sposta a piedi, con carretti o motocicli di varia cilindrata e carenature improbabili. Certi isolati si "organizzano" in coproprietà condominiale e chiudono con sbarre l'accesso ad alcuni viottoli, con buona pace delle norme di sicurezza.

Più si entra in contesti di povertà, più le cose possiedono ruote. Tutti i mercatini peruviani, anche a Lima, hanno banchi ed oggetti muniti di ruote. Spesso i banchi dei venditori sono sistemati a centinaia di metri, in grandi hangar, pochissimi venditori dispongono di furgoni o altri veicoli, quindi ogni giorno la merce viene spostata dai depositi sui banchi mobili. Una vita durissima, per guadagnare quasi nulla e passare le giornate a scacciare cani, gatti, mosche, mendicanti e ladri.

*link : http://www.panamericansilver.com/operations/peru/morococha/
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15.1.14

Mondi resilienti, lettori dementi

"Vai a lavorare per pagarti l'auto per andare a lavorare."
Anonimo

Lo sa F. che gli italiani spendono in media il 25% del loro reddito per l'automobile*?
E' il record europeo. E somiglia tanto ad un record di idiozia.
Ma F. fa parte degli obbligati all'auto, colpa di gente come lui che ha massacrato il paese, lasciandolo schiavo dell'ognun per sè: una famigliola una villetta, una persona una macchinina, per ognuno il giardino col pratino, vacanzina ogni tre mesi che altrimenti stiamo male...
Non credo che il lettore F. che mi scrive ogni tanto che "le auto sono meglio dei bus" sappia cosa significa "resilienza", oppure "sostenibilità". Nessuno lo forza a leggermi, nessuno lo forza a scriver commenti tanto per scriver commenti. Magari solamente non sa come esprimersi. O solamente non ha basi scientifiche minime per capire proprio le basi dei motori termici, del moto dei corpi, della chimica basilare. Magari mi ha scambiato per una pagina Facebook dove dire tutto ed il contrario di tutto, tanto niente serve a niente... Magari è uno pagato dalle CIA per ripetere ovunque che presto la fusione fredda ci darà 1000 anni di prosperitàForse non sa nemmeno che le automobili sono dei piccoli autobus e non il contrario. Non sa che la prima linea di "bus" collettivi, a cavallo, una linea di trasporto pubblico urbano regolare e con biglietti a prezzi popolari, fu inaugurata dallo scenziato Pascal, a Parigi, nel 1662** (ebbe durata di soli 15 anni, per poi tornare nel 1820 e durare tuttora). Forse F. non sa che la cultura dell'automobile è una delle maggiori armi di distruzione di massa di sempre. Forse F. non sa tutte queste cose perchè non vuole saperle, visto che sa già tutto: il problema sono i vecchi, gli insegnanti, gli ospedali, i servizi di ogni genere. Che van chiusi, tutti. Tutto deve finire tranne la benzina nella sua Bianchina per andare dove, poi, non è dato sapere. 
Sia come sia, questa foto è dedicata a lui. Chissà che un giorno quelli come lui non imparino ad imparare...

*link : http://www.qelsi.it/2013/spese-annuali-per-auto-pari-al-25-del-reddito-medio-di-una-famiglia/
**link : http://www.amtuir.org/03_htu_generale/htu_1_avant_1870/htu_1.htm
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13.1.14

Guaio globale, effetti locali

"Su un periodo abbastanza lungo,
se esiste anche una sola probabilità che qualcosa accada, accadrà."
Augustus De Morgan, matematico

Torno a scrivere col nuovo anno, stavolta mi occupo di un caso pratico di cambiamento climatico e distruzione conseguente degli ambienti antropizzati.
Seguo da tempo il progetto in atto sull'isola francese di Quéménès*. Altitudine di 13 m sul livello del mare, 0,30 km² di superficie per 3,42 km di costa, larga poche centinaia di metri e colonizzata poi abbandonata à più riprese durante l'età del ferro, per poi essere abitata stabilmente da un massimo di 50 anime (e decine di conigli selvatici**), Quéménès si trova poco lontano dalla costa bretone occidentale e dopo mezzo secolo di abbandono, è stata ricolonizzata un'ultima volta con negli anni 2000. Dotandola di impianto eolico, solare fotovoltaico e solare termico, una famiglia di coltivatori di patate naturalmente "salate" vi si è dunque trasferita, aprendo anche le porte ad un turismo lento durante i mesi primaverili ed estivi.
Fin qui le buone notizie. Da qui partiamo con quello che non va...
Negli ultimi cento anni il livello medio degli oceani è aumentato di 9 pollici. 23 cm. Poco? Tanto? Dall'ultima glaciazione, ovvero negli ultimi 14000 anni, è aumentato di 115 metri. Il tutto corrisponde ad un aumento impressionante dell'energia termica accumulata dagli oceani stessi e dal potenziale atmosferico. Guardate questa foto, al centro dell'isola un corridoio d'acqua di mare dove c'era una "piana" e sul lato destro una barriera di 4-5 metri di ciottoli che erano sparsi in questa piana ed in primo piano un metro di alghe spiaggiate (ci vorrà quasi un mese di trattore per spostarle e compostarle tutte). 

A Quéménès, recita il blog*** di questa famigliola (da qui traggo le foto), da Natale ad oggi ci sono state 5 burrasche e una tempesta (normalmente accade in un'interno inverno) che hanno portato un metro di alghe a spiaggarsi ed hanno allagato un terzo dei campi di patate (inservibili per almeno 2-3 anni salvo nuove tempeste), spostando di una cinquantina di metri la "barriera naturale" di ciottoli che proteggeva la loro caletta e sommergendo la "pianura" tra l'abitato e il piccolo molo. In pochi giorni le condizioni di vita sono cambiate di molto, la superficie dell'isola è diminuita la superficie coltivabile sarà ridotta per decenni, dopo che in pochi anni si era riusciti a recuperare qualche centinaio di metri quadrati. In queste altre due foto la situazione del più grande campo di patate: l'acqua di mare è stata proiettata dal vento (in concomitanza c'era alta marea e onde di 7-11 metri nella zona...), per un'intera notte, aldilà delle barriere e tutti i lombrichi e la gran parte della vita animale del sottosuolo è morta, riducendo del 90% la fertilità del suolo. Anche le tane dei conigli han giocato un ruolo non indifferente, per altro chissà quanti ne sono morti...
In una notte è stato comunque resettato e sterilizzato il lavoro di anni.


Il mare si è alzato nell'ultimo secolo di pochi centimetri, non di metri, ma in concomitanza di burrasche sempre più intense, i danni si fanno sempre più pressanti. Quando se ne andranno gli abitanti di Quéménès? Quando smetterà di essere abitabile questa isola?
Questi sono i danni di 10, 20 centimetri di aumento di livello del mare su alcuni decenni, ce ne sono ancora parecchi di metri di ghiaccio e nevi perenni che devono sciogliersi nel prossimo secolo e se potranno sciogliersi il prima possibile lo faranno perchè alla Natura non piacciono le mezze misure, le piace reagire, le piace impazzire, le piace creare il nuovo dalla distruzione dell'antico esattamente come è piaciuto giocare agli onnipotenti anche a noi poveri umani.
Io immetterei altra CO2 e altro CH4 in atmosfera, tanto per vedere se riusciamo a far bollire i mari entro il secolo. L'acqua salata "fuma" già attorno ai 40°C, le temperature medie estive di superficie dell'Oceano Indiano saranno di 40°C già dal quinquennio 2015-2020: immaginate che genere di fenomeni atmosferici si generano in tali condizioni... e cosa accadrà alle coste tutto attorno.

*http://fr.wikipedia.org/wiki/Quéménès
**http://it.wikipedia.org/wiki/Oryctolagus_cuniculus
***http://iledequemenes.hautetfort.com/
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18.10.13

Food stamps, 48 milioni gli affamati negli U.S.A.

Nel paese più indebitato rovinato miserabile sviluppato del mondo si contano oggi oltre 47 700 000 abitanti che mangiano esclusivamente grazie alla tessera del cibo. Come in guerra, anzi peggio che durante le guerre o dopo la crisi del '29, perchè quella in atto è LA guerra: dell'uomo contro altri uomini, animali, vegetali, contro giacimenti di petrolio o miniere di diamanti, insomma contro il Pianeta in un grande rito suicida di massa, una guerra che dura dallo stanziamento agricolo, non oltre 10 000 anni.
Analizzando dati e previsioni del Food and Nutrition Service* la barra dei 50 milioni pare sarà superata già entro la fine del 2014, questo anche senza un peggioramento della scena economica mondiale e nazionale. Ovvero ormai la soglia dei 40 000 000 di poveri che dipendono in tutto per tutto dalla spesa pubblica (e quindi dal debito che gli Americani si ostinano a non onorare) è considerata fisiologica, anzi destinata naturalmente ad aumentare, ed è vista da tutti come qualcosa con cui convivere.
Ho riassunto in questo grafico l'insostenibile aumento di americani che usufruiscono del programma alimentare di assistenza.
 
*link : http://www.fns.usda.gov/data-and-statistics
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1.10.13

La NASA chiude? Come portar qui le nostre risorse galattiche?

Cercate di andare sul sito della NASA (http://www.nasa.gov). Tutto è sospeso. Quando riprenderanno a lavorare, se riprenderanno? Mah. Certo non ricomincerà per tutti e non per molto.
Ma io dico, ma come ci presentiamo su Marte a chiedere l'acqua che ci spetta per spararla nella crosta terrestre ed avere i miliardi di gas naturale che Scaroni e compagnia ci promettono da vent'anni? Se la NASA fallisce, come garantire le nostre risorse galattiche, una volta esaurito il primo dei pianeti che faranno la storia dell'umanità?
Come si va fuori dal Sistema Solare senza un'economia solida?
Ma Obama come fa a permettere che si gingilli in questo modo mentre trillioni di billioni di kilometri cubici di petrolio galattico ci aspettano per permetterci di andare in vacanza a Bellaria per altre 6500 estati?

Ragazzi miei... E' chiaro che il Re è nudo. Non puoi basare nessuna attività, nessuna famiglia, nessuna comunità, nessuno stato e nessuna civiltà sul denaro troppo a lungo.
Essere ricchi di denaro... era tutto un (brutto) sogno.
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Addio ai federali, addio America?

Incredibile la notizia* che da un giorno all'altro oltre 800000 (ottocentomila!) impiegati federali americani si siano trovati licenziati e le loro strutture praticamente chiuse o ridotte all'osso (per molte realtà si dovrà mettere in cassa-integrazione a tempo indeterminato il 95% del personale, come sarà il caso di parchi naturali e zoo). Poco fa parlavo dell'impossibile indebitamento degli studenti a stelle e strisce. Molti di questi studenti contavano un giorno di lavorare nel "pubblico" in America. Ergo, un problema ad effetto domino, in realtà questa ondata record di licenziamenti pubblici significa la soppressione non solo dell'indotto di quelle paghe federali ma spese nel locale, ma di forse due milioni di posti di lavoro sul medio termine ed il fallimento di non si sa quanti prestiti e mutui... Durerà due settimane? Due mesi? Chissà.
Che grande paese. Ci preannuncia quel che accadrà in tutta Europa, magari non subito e non nelle stesse forme (oddio, in Grecia le università han da poco chiuso a tempo indeterminato**, peccato non se ne parli).
Ed ancora non è finita. Ce lo ricorda il grafico sul debito americano qui a lato. Prima o dopo tutto chiuderà, cesserà la propria attività, sarà dismesso e senza che del nuovo subentri... entro questo secolo. Mille e non più mille, mille e non più mille, mille e non più mille... Ammodernando questo anatema del passato sull'anno 1000, si dovrebbe dire "miliardi e non più miliardi".
 
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8.9.13

Italia in vendita, a partire da ENI?

"Il Governo sta lavorando al Piano Destinazione Italia, che a fine settembre presenteremo e approveremo, con dentro un grande pacchetto di dismissioni e incentivazioni per l'attrazione degli investimenti esteri"
Enrico Letta, primo ministro italiano (8 settembre 2013)
 
Prima di questa dichiarazione, la Cassa Depositi e Prestiti deteneva il 27% di ENI e un altro 4% scarso lo Stato lo controllava direttamente. Poi bisogna vedere quanto 'autonomamente' erano fatte le scelte manageriali pubbliche, quanto in un'ottica pubblica e repubblicana e quanto in un'ottica cieca al "servizio" della nazione, ovvero asserviti a leggi di mercato.
Dopo questa dichiarazione di Letta, a chi andranno a prezzo scontato parti dell'ENI? Alla Russia? Ai cinesi? O ci sposteremo a chiedere moneta fino nel Golfo Persico?
Vendere macchine, aziende, persone in cambio di liquidità è un sistema che non funziona per rimettere in piedi un paese, d'altra parte è da 4 secoli che l'Occidente deruba ad esempio l'Africa, pigliando risorse in cambio di carta straccia. Avremo (pochi) soldi in cambio di manodopera, di produzione e trasformazione di materie prime, per comprare a caro prezzo energia e manufatti finiti ai nostri vicini. L'Italia diventerà un paese di zombi, giovani senza più alcun progetto realizzabile ed anziani che ricevono pensioni sempre più magre giusto per comprare la mela quotidiana. Il progetto di Letta, che di Letta non è ma viene dall'estero, è il progetto di chi stringe ancora un po' il cappio attorno al collo.
Svendere, smontare, spostare, portar via, è sempre stata e sempre sarà una perdita. Spesso irreversibile.
Ma questo ci impongono i padroni del vapore.
Amen
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4.9.13

Francia, nemmeno produrre plastica conviene più

Le raffinerie chiudono a ritmi forsennati. L'Europa dal 2008 ha perso - in modo irreversibile - il 20% della propria refining capacity e un altro 15% è spento, in attesa di tempi e consumi migliori. Pochissime le iniziative di innovazione che potrebbero consentire alle strampalate raffinerie europee, tarate decenni fa sull'abbondanza di buon prodotto, leggero e con poco zolfo, di poter trasformare in raffinati un prodotto "più scadente" (greggi heavy o anche solo medium).
C'è chi pensa comunque ancora che invece di sperperare in carburante (che ha durata di vita "corta") sia comunque meglio conservare il prodotto petrolifero per farci plastiche e materiali riusabili e riciclabili per decenni. Ma non han fatto i conti come si deve, perchè anche questo settore sta andando in malora. E questo nonostante la recessione abbia rallentato, almeno in Francia da cui giunge appunto la seguente notizia* (che sintetizzo e semplifico):
 
"Total: 210 licenziamenti a Carling (Mosella; raffineria in foto) - Chiuderà presto l'impianto di steam cracking, indispensabile alla produzione di materie plastiche, che ha fatto perdere 100 milioni di euro nel 2012 e ne farà perdere 130 quest'anno. La materia prima da petrolio è troppo cara e solo un investimento da 3000 milioni (tre miliardi) di euro, atto a recuperare il gas di miniera delle miniere dismesse in zona e usarlo come carburante del processo di cracking, potrebbe salvare il sito. Sarà la fine del polo chimico di Carling, uno dei maggiori d'Europa, attivo dal 1954."

Insomma avete letto: sempre meno carburanti, sempre meno materie plastiche, etc. etc. Ma sta crescita o meglio questa uscita dalla recessione con cosa la farà l'Europa?
Ci sono i soliti illusi che grideranno ancora "ma c'è ancora moltissimo petrolio" oppure "faremo la plastica con gli scarti agricoli" oppure "ci sono 100 milioni di pianeti solo nella nostra galassia che non aspettano altro di fornirci materia prima". Questa gente è stupendamente ridicola, disonesta, contraddice i grafici a campana che sono un dogma di tutte le ere industriali di qualsiasi civilizzazione a e su base planetaria che si basi su la trasformazione di materia prima mediante uso di energia: all'aumentare della complessità della struttura sociale, ogni industria aumenta i consumi e trasforma in un inutilizzabile brodo entropico tutto l'arsenale di materie presenti e rimpinza l'atmosfera di resti del processo di produzione energetica (CO2, CH4, radionucleidi...). Anche la roba da bruciare fosse infinita, finirebbe l'ossigeno. E comunque sarà riassorbita tutta la CO2 dal ciclo dei silicati o comunque etc etc etc.
Ottimisti, siete spacciati. Non ci fate più nemmeno tenerezza, siete ormai parte del problema crescitista produttivista ad oltranza che inneggia a chissà quali innovazioni e progressi.
 
Siamo comunque ancora in tempo, sul breve termine, per varare la mia innovante moneta mondiale favolosa, lo sharapovio indicizzato sulle gambe di Maria Sharapova (1 sharapovio si suddivide in 100 legs; il valore iniziale di 1 sharapovio è 10000 dollari, cosi riduciamo da subito in po' di debito mondiale). Anche se ultimamente la povera Maria Sharapova si è lussata un'anca e qualche settimana dopo pure la spalla si è messa a far male.
Insomma anche le soluzioni mistico-estetiche non sembrano in gran forma... In attesa di tempi migliori, la bozza è pronta.



*link: http://www.leparisien.fr/economie/emploi/moselle-le-sort-du-site-de-total-a-carling-fixe-ce-mercredi-04-09-2013-3106727.php
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3.9.13

Addio a "The Oil Drum"

"Leanan will post a final Drumbeat ~ Wednesday where people can leave website links contact details, etc." da theoildrum.com 1.9.2013

Era nell'aria: il sito TheOilDrum.com chiude. Creato da Kyle Saunders e considerato tra i migliori al mondo per la qualità di articoli e discussioni sul petrolio e lo sviluppo sostenibile, ci lascerà un grandissimo vuoto.
Non restano molti siti con tale competenza in giro per il Pianeta.
E non resta nemmeno tanto petrolio.

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29.7.13

Hong Kong, prima e dopo il petrolio

"Se non obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, ...
 sarai maledetto nella città e maledetto nella campagna.
Maledette saranno la tua cesta e la tua madia.
Maledetto sarà il frutto del tuo seno e il frutto del tuo suolo;
maledetti i parti delle tue vacche e i nati delle tue pecore.
Maledetto sarai quando entri e maledetto quando esci.
 Il Signore lancerà contro di te la maledizione,
la costernazione e la minaccia in ogni lavoro
a cui metterai mano, finché tu sia distrutto
 e perisca rapidamente a causa delle tue azioni malvage per avermi abbandonato"
Antico Testamento; Deuteronomio 28, 15-20

Anni fa conobbi una cinese di Hong Kong, la sua vita era 60 ore di lavoro d'ufficio a settimana, tornare a casa la sera per mangiare riso con una sola verdura, nessuna storia d'amore in quarant'anni di vita. "Qui è normale essere soli e lavorare tutto il giorno tutti i giorni, è sempre meglio che essere soli e mendicare", mi diceva, aggiungendo che tutti i suoi coetanei lavorano per mantenere i genitori ed a volte anche i nonni per via di un sistema pensionistico ed assicurativo praticamente inesistente. Fino ai suoi 40 anni il solo svago che ha avuto era una passeggiata alla settimana in un parco diverso della città, poi un bel giorno si prende una aspettativa (raro ed unico modo di fare più di 10 giorni di vacanza all'anno ad Hong Kong) e parte per la Francia, dove l'ho conosciuta.
Quando per la prima volta vide un "paesaggio" senza case per oltre 5 km (eravamo nell'entroterra di Nizza), si mise a piangere e anche dopo il tramonto decise di dormire con una copertina proprio là dove aveva visto per la prima volta quel paesaggio. Anche il giorno dopo ogni tanto scoppiava a piangere, "da quando sono nata mi han rubato la pace di un paesaggio" diceva.
Ed ho penato non poco anche io, con Google Street View, per trovare un paesaggio non antropizzato ad Hong Kong e mettere insieme l'ennesima macabra immagine del prima e del dopo-petrolio. C'è chi vede nella prima immagine solo pericoli e disperazione: serpenti, anfratti, ragni velenosi, piante che se le tocchi muori... Chi invece la morte vera, quella dell'Inferno sulla Terra, la vede solo nella seconda foto. Faccio parte di questi ultimi esseri umani e, visto come va il mondo, sono certo che il torto non è dalla nostra parte.

27.7.13

Lisbona, prima e dopo il petrolio

Lisbona è l'unica capitale europea dove ancora sussistono delle bidonvilles (in foto, quella di Prior Velho, a pochi metri dall'aeroporto ma c'è di peggio e c'è purtroppo l'imbarazzo della scelta*, ci son pure finito quando passai di là in "vacanza": vidi giovani scalzi trascinare sacchi di patate verso casa, come fossero le ultime patate del mondo). Da quando sono "nate", per lo più abitate da diseredati arrivati dalle ex-colonie portoghesi (soprattutto Angola), le baraccopoli non sono mai più sparite ed ora - causa crisi - sono abitate da portoghesi di ogni rango sociale, etnia, età, etc.
Nelle altre capitali europee le bidonvilles torneranno presto; per ora guardiamo con sdegno ai campi lerci dei nomadi, in un futuro non lontano alcuni di noi ci abiteranno e faranno meno gli schizzinosi.

26.7.13

Madrid, prima e dopo il petrolio

"Han destruido el jardín del Edén, y para ello tengo que castigarlos."
Anonimo dio iberico