5.9.12

Francia: bonus/malus in bolletta e fine del consumismo

"Se non aumentiamo, ora e di molto, anche mediante una carbon tax il prezzo dell'energia, ci dirigiamo dritti verso una dittatura."
Marcel Boiteux (2007), direttore della compagnia elettrica
nazionale francese EDF dal 1967 al 1987*

Ecco l'inizio della dittatura del contro-consumismo.
E' una notizia bomba*: da oggi in Francia chi consumerà energia oltre i bisogni di base stabiliti da governo e società di produzione e distribuzione energetica, pagherà più caro. Avrà invece un piccolo sconto chi starà nella norma. E' il bonus/malus applicato ai consumi energetici. E se gli alti consumi non sono dovuti a "spreco" del nucleo famigliare ma alla pessima isolazione, la differenza tra quota normale e quota "sprecona" dovrà essere pagata dai proprietari, qualora si abiti in affitto. E' finita l'era dei consumatori/clienti, si torna agli utenti. Un altro passo fuori dal capitalismo dell'impossibile crescita perenne. 
Sarà mica finita l'era della Repubblica Nucleare?
La riforma avviene proprio nei giorni in cui si ufficializza da più parti la "penuria" elettrica prevista anche in Francia, dal 2016, quando inizieranno smantellamenti pesanti del parco produttivo nucleare.
Domanda: a quando sarà tassata la terza mela mangiata ogni giorno? E il metro cubo d'acqua di troppo, sarà quello che farà distaccare l'utente anche se non moroso? Si rischia di regolare l'iperinflazione in un modo bizzarro: tre mele a 3 Euro... la quarta a 3 Euro. Sarà facile con le casse dei supermercati ed i bancomat, ma al mercato sarà la corsa ad accaparrarsi cibo, alle 6 monti il bancone ed alle 8 non hai più niente.

Pensiero finale: già 40 anni fa si sarebbe potuta scegliere una povertà illuminata, una sobrietà felice, una ecologia condivisa. Non è stato fatto, anzi si sono fondate associazioni per i diritti dei consumatori. Si è parlato di diritto alla casa per tutti, certo, diritto a tutte le utenze, ci mancava poco ed in Francia stavano per iscrivere nella costituzione il diritto alla caldaia a condensazione per tutte e  20 milioni le famiglie e quello ad aver un'auto ognuno (non scherzo: è un dibattito sul diritto alla mobilità ancora in voga). Ebbene, dopo tanto consumo, la festa sembra finita ed ora ci tocca la dittatura delle risorse limitate, purtroppo con la peggiore classe politica di sempre a governare gran parte del mondo (per ora in Francia va di lusso) e sempre più fanatici incompetenti o "figli di" a tutti i livelli di gestione.

*link: http://fr.wikipedia.org/wiki/Marcel_Boiteux
**link: http://www.lefigaro.fr/conso/2012/09/05/05007-20120905ARTFIG00416-coup-d-envoi-du-bonus-malus-pour-les-tarifs-de-l-energie.php
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3.9.12

Acqua, petrolio: bella scusa la speculazione, brutta realtà la penuria

In rosso a lato l'aggiornamento sulle contee americane che hanno dichiarato lo stato di calamità naturale per siccità (link sotto* per l'immagine più grande). Oltre 200 milioni (!) di americani quest'anno hanno vissuto con provvedimenti restrittivi sull'uso dell'acqua (anche potabile, anche da pozzi privati) e moltissimi ci vivono ancora ed avranno lo stesso problema l'anno prossimo, perchè ancora negli USA, a parte per il corridoio degli uragani, non ha ricominciato a piovere. 
L'agricoltura americana quest'anno perderà almeno il 30% (!) dei raccolti rispetto alla media del decennio scorso. Non è piovuto per mesi, le ondate di calore sono durate settimane con migliaia di animali - tra cui umani - morti in più rispetto alle medie, i bacini per irrigare sono vuoti MA ovviamente "è tutta colpa di una dozzina di grandi speculatori". E "NO: il clima non sta cambiando in peggio".

Dei cattivi speculatori si parla guarda caso anche riguardo al tema scottante del costo del greggio e dei raffinati,... quando è dal 1984 (!) che la produzione mondiale di greggio ha scavalcato in quantità le nuove scoperte di nuovi giacimenti. Dal 1984 non rimpiazziamo infatti che una sempre minore quantità di quello che consumiamo. Sono quasi trent'anni che sappiamo che finirà male e presto, con pochi anni di tempo in più garantiti da migliori tecniche (ma non senza rischi, vedi la piattaforma Deepwater Horizon a kilometri di profondità: una trivella si frantuma e l'equivalente di un terzo del Mediterraneo è sterilizzato di vita marina per anni), ma "NO: il petrolio non sta finendo, è tutta speculazione". 
Nel 1984 si diceva quindi che tra trent'anni sarebbe finito tutto il petrolio (quello esportabile! che è quello che interessa a noi europei). 1984 + 30 = 2014 (!). Ultimamente abbiamo scoperto nuove tecniche di estrazione che hanno allungato la vita dell'industria petrolifera di ulteriori trent'anni, peccato che la Cina, gli Stati Uniti e pochi altri hanno consumato tutto il sovrappiù, da sole e grazie alla leva finanziaria che ha ipotecato gran parte delle nuove riserve, in questi ultimi dieci anni. Quindi siamo al punto di partenza... 2014, 2017, 2025?
Le esportazioni di petrolio entreranno in stabile e permanente siccità quando? 
Un vecchio proverbio presente in quasi tutte le lingue del vecchio mondo dice "uomo avvisato mezzo salvato", forse i nostri avi intendevano in realtà dire che per 10 umani che sono stati avvisati ieri ne sopravviverà la metà domani? E dopodomani? 

*link: http://www.fsa.usda.gov/Internet/FSA_File/drought_secretarial_desig_12.pdf 
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31.8.12

Francia, il dilemma del gasolio

"Il primo ed unico motore è Dio, essere vivente ed eterno." 
Diderot

Premessa: la Francia nel 2012 ha dovuto importare sul territorio metropolitano il 99% del petrolio che raffina. Il picco raffinazione dei carburanti è comunque del 2007: da quell'anno 'la Francia è in riserva', prima o poi il punto di rottura del traffico merci porterà il paese all'(improvviso) incidente socio-economico e necessariamente alle rivolte (quest'anno: 80 assassinati, di cui 14 per mezzo di un kalashnikov, solo nei quartieri popolari ed ex-operai di Marsiglia, primo porto petrolifero mediterraneo). 

Osserviamo il grafico a lato, dell'UFIP (associazione petrolieri e raffinatori francesi). I francesi non hanno dimenticato la Bibbia o Diderot... hanno solo rimpiazzato il divino con il diesel.
La situazione energetica del paese transalpino è tutt'altro che rosea: si sono messi in un cul de sac senza uscta che si chiama "dipendenza da gasolio". 
Vent'anni fa la Francia smetteva di essere autosufficiente per quel che riguarda il gasolio: all'incirca dal 1992 (!) il paese non arriva più a raffinare abbastanza a livello nazionale da coprire la domanda. Per le benzine l'anno della svolta è invece il 1995, quando anche per questo tipo di carburante la Francia ha smesso di essere autonoma. Nel frattempo pochi investimenti su nuove raffinerie e nessuna nuova apertura, anzi un paio di raffinerie hanno chiuso i battenti perchè da tempo operavano in perdita. 
Dagli anni '90 anni molto altro è successo: una buona notizia è che oggi i francesi consumano la metà della benzina rispetto al 1992 e da quest'anno la Francia ne è diventata addirittura un esportatore netto! Invece la brutta notizia è che il consumo di gasolio è aumentato in maniera costante a fronte di uno stallo e poi addirittura un collasso della capacità di raffinazione. Ad oggi la Francia importa quasi un terzo del gasolio che consuma e raffina MENO di vent'anni fa. A medio termine l'output di gasolio raffinato dà zero (2019): i petroli sul mercato hanno sempre più di rado caratteristiche adatte alle raffinerie francesi ed i margini quasi nulli stanno portando il settore alla deriva. Unica soluzione è la copertura dei mancati guadagni da parte dello stato centrale... che purtroppo è il più indebitato in Europa (dopo l'Italia) e già non riesce più a finanziare scuola e sanità: come la prenderanno i cittadini quando davvero dovranno pagare due volte per il poco carburante rimasto? 
Il dilemma del governo in questi mesi è tragicamente il seguente: 
  a. blaterare di ecologia e futuro elettrico ed intanto cavalcare gli ultimi studi sulla pericolosità ambientale e sanitaria del gasolio per bandirlo con un piano di uscita di scena preciso e cadenzato (al solo annuncio i camionisti darebbero fuoco massivamente alla Francia)
  b. parlare solo di economia, lasciare quindi che i prezzi alti distruggano via via la domanda intervenendo volta per volta a calmierare i prezzi ove possibile (qua e là verrà dato fuoco alla Francia, come è tradizione ormai almeno dal 2005)
Personalmente non so cosa sceglieranno, resta il fatto che camion elettrici o a pannelli solari ma anche a gas naturale non solo non ne esistono ora ma non ne esisteranno mai, migliaia di camionisti falliti, impazziti, denigrati abbandonati dalle mogli e senza denaro per andare almeno a prostitute diventeranno capi di corpuscoli criminali di vario genere e se tra vent'anni di gasolio ne resterà ancora sarà riservato a camionette di militari e (pochi) trattori. 
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30.8.12

La Crisi (infinita) tra negazione ed accelerazione

"Negli scacchi non esiste una strategia che garantisca la vittoria.
 L'assenza di strategia garantisce invece il 100% di probabilità di perdere. 
Allo stesso modo funziona la vita." 
Garry Kasparov 

Dell'Europa di oggi posso parlare a ragion veduta: ho visitato undici* stati europei negli ultimi undici mesi, oggi 30 agosto 2012 al ritorno da un paese - l'Austria - dove ancora c'è una disoccupazione di poco superiore al 4%, affermo che siamo nella fase della Crisi in cui nessuno da nessuna parte nega più che le cose vadano male e che le persone stiano male. 
Si chiude un ciclo di circa quattro anni ed oggi chiunque ammette che "dalla Crisi non si esce come vi si è entrati", nasce una consapevolezza di cambiamento, che permette - teoricamente - a tutti di rappresentarsi un futuro nuovo, senza crescita locale ne' globale, e di riprogettare di conseguenza la propria attività professionale e la propria vita per continuare ad esistere... 
Ma c'è un problema: questa crisi cambia definizione e caratteristiche "da sola" e diventa pian piano una crisi in cui si esce solo da morti. La Crisi sembra aver purtroppo attivato una seconda, tragica, velocità. Il passo successivo è che le cose che andavano male peggioreranno e le persone che stavano male staranno peggio: le banche che stringevano il credito falliranno, le aziende sull'orlo del baratro chiuderanno, il vicino che si lamentava a parole vi aggredirà a schiaffi, i matrimoni fragili diventeranno divorzi, i depressi gravi passeranno all'atto suicida... Il quadro sociale si annerirà e sarà alla base di nuovi problemi dovuti all'ulteriore atomizzazione delle forze umane in gioco, cosiccome le particelle di anidride carbonica emesse in aria per produrre energia al suolo, le forze e le vite dei singoli individui senza azienda, senza partito, senza famiglia, finiranno in un brodo entropico da cui riattingere energie sarà sempre più impossibile. 

Riparte proprio in questo momento un nuovo ciclo di mesi, o anni, in cui durante l'ulteriore peggioramento si negherà il deterioriarsi della situazione e quando infine ci si ritroverà tutti, a fine ciclo (2015? 2016?), ad aver riconosciuto che tutto è peggiorato di nuovo, la crisi sarà già passata alla terza velocità ed il ciclo ricomincia fino a che la causa scatenante della Crisi sarà eliminata. 
Attenzione all'uso che faccio dei tempi verbali,  il futuro anteriore infatti ci gioca uno scherzo di realismo terribile: mentre ci accorgiamo del problema esso si è aggravato, come batteri nel vetrino sigillato ci moltiplichiamo anche quando la risorsa disponibile è dimezzata ("la tragedia dei commons"), quando ci va bene ci cannibalizziamo, tanto a lungo termine finiamo morti tutti quanti. 
Quando ci accorgeremo (ecco il futuro semplice) dei nuovi parametri in gioco, la soluzione della Crisi si sarà spostata (ecco il futuro anteriore che ci avrà fregati...) a livelli di conoscenza e consapevolezza superiori... ma avremo consumato altra energia di cui non disporremmo al ciclo successivo: la soluzione si farà tanto lontana che la parola "soluzione" potrà scomparire dalla lingua già tra poche generazioni. 
Nessuno pare quindi possa salvarsi sul lungo termine. Ma la bruttissima notizia in tutto questo è che la causa della Crisi è appunto l'abbondanza di energia: la Crisi finirà quando sarà finita l'energia, niente di più semplice. Ma l'utilizzatore di energia sarà scomparso, o fortemente ridimensionato in termini demografici, molto prima che l'energia venga a mancare. La Crisi che viviamo è nata con la nascita del capitale strutturato e dei servizi associati, si è aggravata con la seconda rivoluzione industriale, la creazione di una élite di gestori del capitale e di controllori delle leggi a sua difesa, ha avuto il colpo di grazia con la finanziarizzazione intera della realtà e l'ipoteca dell'intero mondo vegetale ed animale asservito al profitto o al sollazzo umano. La botta finale è stata la "rivoluzione petrolitica" di meno di un secolo fa ed il modello americano come obiettivo di vita anche per l'ultimo aborigeno australiano che vuole un lavoro, un'auto, una casa e fare delle vacanze in volo low cost, esattamente come l'indiano della riserva Cheyenne ed il pastore nomade della Mongolia. 
Da un certo punto della storia, capitalizzare la distruzione dell'attorno è diventato il pilone portante di tutte le società, mangiare il corpo del pianeta Terra come un immenso Corpus Christi è divenuta la Legge Suprema stampata su tutte le banconote del mondo, prima, e sugli ologrammi delle carte di credito, più tardi. 
Forse forse, si è già salvato e si salverà solo chi oggi riesce a continuare ad avere una vita sociale usando la quantità di energia disponibile nel 1820. Ma a termine non potrà sopravvivere in alcun modo l'equivalente della metà degli abitanti del pianeta Terra di quell'epoca: erano 1 miliardo, non usciremo dalla Crisi che quando saremo al massimo 500 milioni e da tempo i rubinetti saranno a secco, le pipeline del gas saranno cunicoli in rovina, i tralicci non trasporteranno più elettricità da decenni, le terre non daranno più raccolti... 
La strategia per i singoli umani è una sola: vogliate e sappiate vivere, in mezzo agli altri, con sempre meno risorse ed energia a disposizione rispetto ai vostri padri e questo insegnate ai vostri figli. 
Oggi potete consumare 400? Scegliete di consumare 50, apprendete la nuova vita prima che essa vi riservi "solo" 100.

*Estonia, Lettonia, Finlandia, Danimarca, Slovacchia, Austria, Slovenia, Svizzera, Germania e Italia (più Francia, dove vivo)
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25.7.12

Scenari post-Euro

Leggo da più parti che per agosto 2012 molti si preparano realmente al collasso finale della moneta europea, con scenari tipo "corralito" argentino, doppio corso con una nuova lira, etc. Se ne parla come soluzione del problema del debito: una moneta svalutata del 30% o anche più potrebbe addirittura rilanciare la "macchina produttiva" italiana. Davvero? Mica tanto. Intanto raddoppierebbe immediatamente la disoccupazione, l'industria infatti si troverebbe a margini oltre che nulli a causa di importazioni di materie prime onerosissime. Poi tutto il vendibile si svenderà, si aumenteranno certo esportazioni soprattutto alimentari, ma senza poter nemmeno lontanamente tenere alto il tenore di importazioni, che per l'Italia sono quasi tutte energetiche o di materie prime. 
Abbandonare di colpo l'Euro non sarà la soluzione di un bel niente. Tornando alla lira, nel giro di pochi mesi la nostra capacità di importare ad esempio gas naturale dalla Russia crollerebbe, le società energetiche italiane collasserebbero sotto il debito privato: ENI ed Enel aprirebbero ancora di più la porta a capitali stranieri, tanto non basterà, e sarà il vero brown-out italico con sempre meno clienti allacciati alle reti di elettricità e gas, mentre continuerà la discesa agli inferi del settore raffinerie con sempre meno prodotto, sempre meno stazioni di benzina...
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17.7.12

Petrolio USA: aumentano trivelle, ma si produce poco e peggio

Tra Texas e New Mexico c'è un area di estrazione petrolifera chiamata "Permian Basin". Come si evince dal recente grafico della Energy Information Administration* a lato, dal 2009 ad oggi, la produzione mensile (fortemente calata negli ultimi tre decenni) è tornata ad aumentare: da 800mila barili al giorno ad oltre un milione e cento. Un aumento di quasi il 40%... 
Un ottimo risultato? Non direi. In parte quel greggio resta nella regione... PER ESTRARRE ALTRO GREGGIO! Oppure va alimentare bolle inflazionistiche. Questo "ottimo" risultato di aumento di produzione si è ottenuto infatti a fronte dell'aumento del 500% delle operazioni di trivellazione, in pratica una sorta di miraggio, in cui si assiste alla riattivazione di TUTTE le trivelle disponibili (spente all'improvviso col crollo deflazionistico del barile, tra 2008 e 2009...), ma per estrarre un greggio di qualità non migliore e venduto a prezzi più alti e quando va bene a margini identici al periodo pre-crisi. In sintesi: mondialmente si sta utilizzando gran parte del buon greggio rimasto per trovare altro greggio mediocre e raffinabile a costi maggiori, esacerbando la concorrenza dei raffinatori e tagliando fuori paesi che non hanno aggiornato la capacità qualitativa delle proprie raffinerie. Mai come oggi dai giacimenti americani si stanno estraendo soldi più che energia: si estrae, si raffina, si distribuisce carburante e lo si consuma quasi sempre in perdita, ma anche quando il processo genere più energia/denaro di quanto ne consumi, il tutto è sequestrato dal governo per pagare interessi sul debito e mantenere in vita le banche e le bolle speculative che tengono a loro volta in vita ed al potere le élites.
Altro commento: le quotazioni del greggio hanno rimbalzato ultimamente in alto, dopo il bottom di fine luglio, ma tra fine 2012 e inizio 2013, in seguito alla resa dei conti finanziaria europea di agosto/settembre 2012, è previsto un nuovo choc deflazionistico: quasi impossibile che il Permian Basin possa tenere la gittata produttiva sopra gli 800mila barili da qui alla fine 2013. Sarà di nuovo collasso produttivo americano, con la Cina ferma  e  una recessione mondiale conclamata (quando la chiameranno come merita, ovvero "Seconda Grande Depressione" ribattezzando anche la prima di quasi un secolo fa? Sarà comunque troppo tardi. Gli storici lo hanno fatto quasi subito per le due guerre del '900, cosa aspettiamo per dire la verità sull'economia?). 
*link: http://205.254.135.7/todayinenergy/
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9.7.12

Black-out cellulari, black-out motori endotermici

Il black-out dei cellulari di cui ho parlato recentemente (http://petrolitico.blogspot.fr/2012/07/francia-da-ieri-misterioso-black-out.html), è ufficialmente finito. Il governo francese c'è rimasto male, ha chiesto spiegazioni. Se fosse durato ancora qualche ora, saremmo arrivati ad una emergenza nazionale. 
Le prime risposte sul guasto date da Orange dicono che si è verificato "un incidente imprevisto, si è trattato di un 'bug' rarissimo e che non se lo aspettavano assolutamente; chiediamo scusa". 20 milioni senza cellulare per quasi una giornata. Incidente imprevisto. Non potevano sapere.
La faccia come il culo. Si sa dei rischi di collasso della rete mobile. Da anni. France Telecom da anni grida che gli smartphone porteranno la rete al collasso senza modifiche tariffarie ed un aiuto del governo negli investimenti. Tanto le reti crolleranno lo stesso (il traffico dati sta quasi raddoppiando quest'anno in Francia, ma con una struttura che non è in grado di sopportare tutti e tutto sempre). E si sa, se ne parla da dieci anni, che i software di gestione e controllo delle compagnie non sono al riparo da bug, anzi, ogni giorno c'è una battaglia per tenere i danni dell'assenza di una rete affidabile nei "minimi"... Amen.

Cosa accadrà alle decine di milioni di persone che resteranno senza auto, camion, aereo, ...cibo, forse per sempre? 
"Un incidente tecnico. Un imprevisto. Il petrolio ma poi pure il gas ci è finito prima del previsto. Scusateci.  Le rinnovabili noi avevam cominciato a metterle in gioco, ma i cittadini ci hanno creduto poco e tanto non contava niente. Non potevamo prevederlo. Preghiamo per voi". 
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6.7.12

Francia, lungo e misterioso black-out per oltre 20 milioni di cellulari

Di petrolio ce n'è ancora a fiumi, peccato che per tenere in piedi tutto, anche in un paese "nucleare" come la Francia, quel che c'è non basta più. Due temporali e 20 milioni di utenti tagliati fuori da cellulari, internet e TV. Per intere giornate...

Immaginate una intera compagnia nazionale di telefonia con la rete completamente disattivata per un giorno: città intere nel panico. 
Succede da oltre 10 ore consecutive alla francese Orange* (a lato il laconico messaggio sul sito ufficiale Orange, il "crash" è riportato solo alle ore 15, ma su alcuni giornali locali si parlava della panne già alle 11 del mattino), che conta 26 milioni di abbonati alla telefonia mobile. Per molti milioni di loro, l'assenza di rete è continua da ormai un giorno, senza nessuna spiegazione nemmeno sul sito di Orange che si limita a comunicare che "Le squadre tecniche sono mobilizzate per un incidente grave, la causa è da ricercarsi nel maltempo e riguarda anche gli altri operatori" (??? a me non risulta niente perchè il cellulare è nel cassetto da quattro mesi). Si narra già di scene di panico. Una panne del genere non era mai accaduta in Europa e lo stesso governo pare si stia interessando all'accaduto con una cellula di crisi, instituita dal ministro Pellerin**. 
E' la società del tutto per tutti, sempre e subito, e per sempre. Come se tra dieci anni, cento o un miliardo di anni, l'elettricità, le reti telematiche, fosse sempre tutto dovuto perchè lo puoi comprare. 
Infatti il collasso delle reti era qualcosa di atteso, di previsto, è il primo incubo di tutti gli operatori mondiali. Cercate su internet "rete mobile europea collasso", troverete articoli di ogni tipo almeno dal 2007 che allarmano con cognizione di causa sul fatto che già oggi è un caso fortunato se si riesce sempre a tenere in piedi tutto con l'abbondare di smartphone avere segnale quasi sempre è un puro miracolo.
Secondo Le Figaro*** è la rete nazionale mobile pubblica di Telecom, l'asse portante di tutta la comunicazione, che è saltato, tagliando via forse in automatico i più fragili (Orange e Free). Dall'anno scorso il traffico SMS è aumentato del 30% e quello di dati (causa smartphone) del 73%, ma gli investimenti per la gestione della rete invece non sono pervenuti (invece i dividendi azionari, quelli sono stati versati puntuali). [Quindi quello che accade è che qualcosa pagato e costruito da tutti finisce in merda, coinvolgendo a cascata tutte le periferiche "private", ancora una volta... quello che ci ha colpito è la tragedia dei commons.]

Proprio come per il petrolio o l'elettricità, si è avvisato il mondo almeno da dieci anni, "ma quelli vanno, spinti all'odio o all'amore, cosiccome ci son Formiche Nere cosiccome ci son Formiche Rosse" diceva Gozzano ormai cent'anni fa.

*link: http://www.lemonde.fr/technologies/article/2012/07/06/orange-reconnait-un-incident-important-sur-son-reseau-mobile_1730520_651865.html
**link: http://www.leparisien.fr/high-tech/une-panne-perturbe-le-reseau-mobile-d-orange-06-07-2012-2080113.php
***link: http://www.lefigaro.fr/societes/2012/07/06/20005-20120706ARTFIG00703-grosse-panne-nationale-sur-le-reseau-d-orange.php
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P.I.I.G.S., cattiva notizia: consumi petroliferi e PIL sono correlati

"Sarebbe una consolazione, per la nostra debolezza e per i nostri beni, se tutto andasse in rovina con la stessa lentezza con cui si produce e, invece, l'incremento è graduale, la rovina precipitosa.” 
Lucio Anneo Seneca (Lettera a Lucilius, n. 91)

Era annunciato, è ora dimostrato. Almeno per il modello di sviluppo dei paesi P.I.I.G.S. (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna): prima crolla il consumo di petrolio, poi un po' meno quello del consumo energetico totale, infine va giù il prodotto interno lordo (solo l'aumento della spesa pubblica e quindi del debito, anche privato, tengono in piedi la macchina, per inerzia...). Dal 1989 non siamo più cresciuti "tanto". Dal 2005 non riusciamo più ad incrementare le importazioni: è il nostro picco personale, il socialismo perfetto, l'efficacia dei motori endotermici o le nuove tecnologie non potranno invertire la rotta, ne' ora ne' mai. Eravamo un unico multi-paese dell'"importa, trasporta e consuma". Non è più nemmeno un circolo vizioso quello evidenziato ora dai dati nel grafico a lato, lo è stato finora, a ridosso del picco del light sweet crude oil..., ma adesso acquisisce la forma di un processo lineare discendente, con alte probabilità inarrestabile che ci porterà al razionamento energetico irreversibile. 
Lo ha dimostrato* dieci giorni fa, dati alla mano, Gail Tverber, penna di Business Insider e Energy Bulletin, nel suo interessantissimo e crudele blog personale, Our finite world, da cui ho tratto questa immagine allucinante anche per il sottoscritto abituato a vedere le correlazioni tra energia che ci è venuta a mancare e morte che arriverà. Per l'Italia, solo ieri ho pubblicato il dato del -40% di importazioni petrolifere dal 2000, oggi ho controllato il PIL pro-capite: nello stesso arco di tempo è calato di circa il 20%, a scoppio "ritardato": questo crollo economico ci impedirà, se mai ce ne fosse e non ce n'è, di importare altro petrolio disponibile sul mercato ad un prezzo "migliore"...
Come potrebbe essere altrimenti? E' il TIPICO comporamento delle variabili in gioco, spiegato decenni fa dalla teoria economica della tragedy of the commons, già intuita da Aristotele fu messa a punto da Garrett Hardin nel 1968. Quello che ci capita oggi e ci capiterà era scritto. Inoltre la caduta è sempre più rapida della crescita (il "dirupo di Seneca" ce l'ha invece rispiegato di recente il prof. Bardi**).
Prolungando i grafici sul futuro, per i paesi PIIGS il futuro è nero, con o senza tagli la caduta sarà rapida e senza ritorno. Milioni di kilometri di strade vuote con le auto parcheggiate per sempre, raffinerie spente, luce elettrica solo un paio d'ore ogni sera e solo nelle città: questo è il futuro tra neanche dieci anni.
Quindi? Che fare? La risposta è sempre la stessa e ce l'ha fornita Marco Aurelio, 2000 anni fa: "L'errore altrui, lasciamolo dove l'abbiamo trovato". Ricominciamo da dove ci eravamo fermati, come uomini, che viene da humus: la terra.

*link: http://ourfiniteworld.com/2012/06/28/lower-oil-prices-not-a-good-sign/ 
**link: http://ugobardi.blogspot.fr/2011/09/effetto-seneca-perche-il-declino-e-piu.html
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5.7.12

Petrolio? Sempre meno e se ne resta andrà in Asia

Da quest'anno l'Asia consumerà oltre il doppio di petrolio e derivati rispetto all'Europa Nel 1965 era l'esatto contrario. Non saremmo mai diventati "lo snodo" logistico tra Stati Uniti ed Asia (la piattaforma logistica marittima d'elezione era la Grecia, abbiamo visto come è finita con un barile di greggio a 147 $!), stiamo semplicemente tornando un continente rurale con tutte le risorse energetiche primarie prossime allo zero ma con il 98% della popolazione che non lo sa e, prima morire di fame o per atti violenti, impazzirà. Ma facciamo un ripasso ed il punto della situazione della catastrofe petrolifera in corso...
A ridosso della Seconda Guerra Mondiale (guarda che fortuna le guerre!) gli Stati Uniti superarono l'Europa in consumi petroliferi e poco dopo ci superarono in ricchezza prodotta e pro-capite. Nel 1990 l'Asia superava l'Europa in consumo di petrolio, poco dopo ci avrebbe superato in ricchezza prodotta, ma non pro-capite. Nel 1994 l'Asia superava gli Stati Uniti in consumi, ma senza superare ne' in ricchezza totale ne' pro-capite (anzi lavorando primariamente per l'America ed in seguito gestita nei servizi dall'Europa). Dal 2007 è successo davvero qualcosa, non solo la ricchezza prodotta dall'Asia ha superato quella europea, ma inoltre, i consumi di Europa e, udite! udite!, Stati Uniti sono collassati (soprattutto per raggiunti limiti produttivi di petrolio convenzionale, dal 2005, e di light sweet crude oil in particolare, senza il quale si produce ricchezza ad una velocità sensibilmente minore con ripercussione sulle riserve di cambio garantite dall'energia disponibile). 
Dal 2007 quindi i consumi europei e statunitensi sono stabilmente al ribasso: al 2012 le due macro-regioni avranno consumato esattamente come nel 1978, ma con molti abitanti in più da soddisfare e soprattutto un debito immane da ripagare. Per ora gli interessi sono coperti dalla produzione asiatica, ma anche loro stanno iniziando ad indebitarsi pesantemente e a fare i conti con una inflazione impressionante (ben 6% del PIL cinese è pura inflazione, le banche ringraziano, ma l'economia reale mondiale se ne accorgerà già dal 2013). Serve quindi un altro pianeta da mettere a garanzia, ma entro un paio d'anni, oppure vanno eliminati almeno 100 milioni di terrestri (metà tra gli over 60 occidentali e metà tra i nuovi nati asiatici, sud-americani ed africani) in più ed ogni anno: vanno in tal senso, più che altro involontariamente, le misure che in tutti i paesi industrializzati stanno cancellando le impossibili pensioni e la sognante politica sanitaria pseudo-socialista in cui morire a 100 anni e sani sarebbe un diritto acquisito dopo millenni di morti giovani e per malattie ingiuste. Ah, una terza opzione c'è per affrontare meglio le crisi attuali, ma è davvero utopica: cambiare il paradigma mondiale della macchina del debito e dell'iper-mobilità di merci, persone e cibo, ma questo non accadrà che "dopo" un'eventuale guerra mondiale in cui l'autarchia sarà una necessità nazionale diffusa, non certo per concertazione tra le nazioni in tempo di "pace".
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4.7.12

Italia: dal 2000, -40% di petrolio importato

"Quando finirà il petrolio? Per l'Italia ne è finito quasi la metà in dieci anni. Con quel poco che resta dobbiamo camparci almeno dieci millenni..."
Anonimo


Italia, petrolio: importazioni nette a picco
(media - sui dati a consuntivo dei singoli trimestri - dell'importazione giornaliera, in milioni di barili; dati della United States Energy Information Administration*) 
2000 ......... 1,75
2004 ......... 1,65
2006 ......... 1,60
2008 ......... 1,44
2010 ......... 1,34 
2011 ......... 1,23 
2012 ......... 1,07 
(previsione, dati Unione Petrolifera su prima parte dell'anno) 
... 
2025 ......... 0,18 (mia previsione)
2040 ......... 0,05 ( " " )
2050 ......... 0,01 ( " " )

L'economia italica dipende in gran parte dall'importazione di petrolio. Dopo Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna siamo i più dipendenti dal petrolio che importiamo e raffiniamo, aggiungendo anche il gas naturale la nostra situazione addirittura peggiora in quanto ad autonomia. Di petrolio e gas l'Italia, in totale, ne produce sempre meno e ben poco rispetto al fabbisogno nazionale, il picco del petrolio per l'Italia è quindi ormai lontano nel passato... 
Vengo ai dati: quest'anno l'Italia avrà importato circa il 40% in meno rispetto ad esempio al 2000. Niente consumo petrolifero, niente ricchezza. Ed intanto le raffinerie chiudono, per non riaprire più.
-40%. Immaginate che ogni cinque auto, ne fate sparire due, o meglio che i due possessori di quelle auto scompaiano, o scompaia una fetta immensa del loro reddito (niente energia -> niente lavoro -> niente capitale -> niente denaro e poi il ciclo ricomincia...). Meno possibilità di consumo, meno possibilità di capitalizzare il lavoro, etc. etc. Con successivo collasso a "gradoni" del debito pubblico, di quello privato, rarefazione della gran parte dei servizi, comprese a termine la scuola e la sanità. Per non parlare di "sparizioni" a ondate di versamenti di rimborsi IVA, pensioni o stipendi (giustificate alla meno peggio dalle cosiddette istituzioni), ma anche fallimenti bancari, sparizione di conti correnti per finire con l'impossibilità tecnica di utilizzare i POS ed i bancomat ed infine rarefazione delle care vecchie semplici banconote (che siano vecchi euro o nuove lire). Nel frattempo anche l'energia elettrica diventerà un antico "di più", dapprima ci si ritroverà la sera da quello che ha ancora la luce (e/o l'acqua calda) in casa, in Grecia e Portogallo succede già. Poi con gli anni (coi mesi) ci si ritroverà a casa di quello che ha da mangiare, magari senza il suo consenso..., magari accanto al suo cadavere. Ma qui voglio rincuorare il lettore: sarà un mondo sempre più giovane e appartenente ai giovani, ci si farà meno problemi estetici ed etici via via che la pancia sarà più snella, uno spuntino dal vicino - dopo averlo ammazzato - sarà un fatto tragico ma non eccezionale.

In questi dieci anni passati abbiamo avuto modo di ipotizzare e poi assaggiare tutti quanti, anche i più ottimisti, quello che capita senza l'energia facile, economica, a portata di mano, di serbatoio di auto, di camion, di trattore, di sega elettrica. Alla fine del "quindicennio della "morte", gli anni più duri di tutta l'età industriale tra il 2012 ed il 2027, non solo si sarà avverata l'impossibilità di importare petrolio, ma il razionamento energetico diventerà un fatto reale, assieme alla fame, quotidiano sarà anche il non poter disporre ne' in modo diretto ne' in modo indiretto della mobilità di persone e merci.  Tutto diventerà impossibile dopo l'era del tutto è possibile.
L'impossibilità di avere cose che vengono da lontano o di andare noi lontano (20 km sarà già il nuovo orizzonte del "lontano") fonderà un nuovo modo di "vivere", solo lontanamente legato ad un passato che giace ormai nelle biblioteche e che non tornerà più. Non so come chiamare il mondo post-petrolio o l'Italia post-trasporto su gomma, ma quel mondo che è in parte già arrivato e continuerà a venire, verrà per restare. Sempre più brevi ed insopportabili saranno le vite della gran parte degli umani post-industriali, che vivranno a scoppio ritardato le conseguenze di decenni di distruzioni produttiviste: avere ora le chiavi di lettura e di utilizzo di quel mondo che verrà serve a qualcosa per il singolo, ma serve a nulla per l'immane macchina nazionale che dall'ultima volta che è andata contro il muro ha deciso ancora una volta di andare contro il muro (la storia lo chiama "guerra" ed è un muro che è sempre arrivato). 
Tuttavia ai pochi di noi che le avranno trovate, "aver saputo" trovare ed usare le chiavi servirà a morire in modo più accettabile, spensierato e leggero. 


 *link: http://www.eia.gov/countries/ 
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3.7.12

Cina, siccità: 963 fiumi prosciugati nella provincia di Hubei

L'era del petrolio, più breve ma più energeticamente densa dell'era del carbone, volge al termine. L'Europa petrolio-dipendente crolla sotto i colpi della rarefazione del buon petrolio... Ma anche in Cina, paese dove da sempre è il carbone a farla da padrone, non si ha più energia sufficiente per la gestione intelligente del patrimonio di risorse naturali, innanzi ad una popolazione che ha imparato i vizi consumistici occidentali e ad una industria che in un secolo ha ridotto, inquinandole e/o sovrautilizzandole, di almeno il 50% le riserve di acqua dolce del paese, siano essi fiumi, dighe, falde freatiche o nevai. 
Circa un anno fa scrissi a riguardo della siccità ricorrente in Cina*. Meno nota di quelle che in Siberia e negli Stati Uniti stanno scatenando inferni di fuoco nelle foreste, anche per colpa di aumenti locali di ben 5 gradi centigradi delle medie di temperatura sugli ultimi trent'anni, la mancanza di acqua per i cinesi sta assumendo dimensioni catastrofiche: non è solo l'agricoltura ad aver cronici problemi di irrigazione (hanno bisogno di abbondante risorsa non inquinata, se possibile), ma ora anche l'industria che non necessita di acqua di qualità e soprattutto migliaia di cittadini stanno sperimentando una importante e duratura penuria di acqua potabile. A Shiyan, a Xiangyang, a Xiaogan et a Huanggangnel, nel nord della provincia di Hubei, la situazione è tragica e le alte temperature estive non fanno che aggravare il problema. Si contano ufficialmente 813000 persone senza acqua potabile*, ben 963 fiumi e 141 dighe di varie dimensioni sono completamente a secco. Per l'agricoltura della provincia si contano quasi 280mila ettari di cereali danneggiati. Fenomeno correlato: il fondo di molti fiumi, divenuti secchi, in caso di vento libera nubi di inquinanti (pesticidi, metalli pesanti, fertilizzanti...) creando disturbi respiratori ed endocrini ad umani ed animali, oltre che ulteriori danni al mondo vegetale. 

*link: http://petrolitico.blogspot.fr/2011/05/siccita-in-cina-costo-cibo-ed.html 
**link: http://french.peopledaily.com.cn/96851/7856317.html 
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28.6.12

"Corralito" all'italiana: arriva la crisi di tipo argentino?

Era l'1 dicembre 2001. Domingo Cavallo, ministro dell'economia argentino, dopo il default del debito argentino ed a fronte della fuga di capitali ed alla corsa dei cittadini per vuotare i conti correnti, prese delle misure economiche che si riassunsero informalmente col termine "corralito" ovvero "recintino per il bestiame"... : divieto assoluto per tre mesi (poi diventato un anno!) di ritirare dollari e divieto di ritiro di oltre 250 pesos per settimana (appena sufficienti, al tempo, per acquisti alimentari di una famiglia di quattro persone), divieto infine di esportazione di fondi all'estero. Di fatto vi fu un congelamento degli averi bancari che fece prima impazzire e poi in parte addirittura morire di fame parte del paese (a fine 2002 si contavano 260000 bambini malnutriti, direttamente non si sa bene quanti morirono per le misure legate al "corralito"). In solo un anno, il PIL scese del 14%, l'inflazione mensile ebbe punte ufficiali del 10% (annua attorno al 35%), gli argentini considerati malnutriti passarono dal 12% al 27%. I poveri raddoppiarono, diventanto quasi il 60% del totale degli abitanti, assieme alla disoccupazione che giunse al 25%, fu allora che nacque il tristemente famoso fenomeno dei "cartoneros" (in foto): fino a 40000 persone di tutte le età e classi sociali, in certi casi intere famiglie, si misero per oltre due anni a percorrere le strade di Buenoes Aires in cerca di cartoni ed altri rifiuti da consegnare alle aziende specializzate per guadagnare qualche soldo. Qualche migliaio sono ancora dediti a questo lavoro in nero, molti di loro son riusciti a farne la loro professione e a fondare piccole cooperative di riciclo.

Ebbene, tutto questo ha sempre più probabilità di accadere in Spagna prima ed in Italia poi, magari in forma ristretta, magari in forma "discreta". Nemmeno ai piani alti sanno che pesci pigliare. IL RISCHIO E' ALTO, tutte le pedine sono sulla scacchiera per creare uno scacco matto ai cittadini. Per salvare il sistema potrebbero essere momentaneamente bloccate le frontiere, come prima di Schengen quindi niente di nuovo, a tempo indeterminato, con controlli su fughe di capitali. Contrabbandare valute e preziosi tornerà forse una occupazione di molti, come lo è stato per secoli attraverso le Alpi.
Il premier Monti ha appena chiesto ai ministri di prepararsi al peggio se il summit europeo in corso finirà male: in caso di ennesimo buco nell'acqua (è il 19esimo "summit dell'ultima chance" per salvare l'Euro) prevede un crash dei mercati finanziari, un attacco al sistema bancario italiano allo stremo (vedasi Monte Paschi), e fa capire che dopo il credit crunch più volte negato, ma in atto da un semestre in tutta Europa, un blocco totale temporaneo della liquidità nazionale sarebbe purtroppo dietro l'angolo...

"Monti mette in allerta i ministri: ‘Domenica e lunedi dovete essere tutti reperibili'. Le mosse per evitare un lunedì nero. Le paure del Professore se fallisse il Consiglio europeo" 
Corriere della Sera di oggi
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27.6.12

Raffinerie italiane: è collasso

La raffineria API di Falconara chiuderà per un anno (in realtà sono certo che non riaprirà più, rimanendo un deposito carburanti come quella di Roma, ma meglio che agli operai e alla opinione pubblica siano propinate favole e altri progetti impossibili), mandando in cassaintegrazione centinaia di lavoratori. La notizia è di quasi un mese fa... ma prima che chiuda gli operai stanno effettuando uno sciopero che potrà essere davvero letale per il settore raffinerie, proprio in questa fase di bassi stock, calo di domanda, di margini e calo di prezzi. Pasquale De Vita dell'Unione Petrolifera qualche giorno fa ha dichiarato: "Ad essere ottimisti quest'anno potremmo perdere almeno altri 4 milioni di tonnellate"*... In effetti è stato ottimista: parla di capacità persa, ma a fine anno misureremo che tra perdita di capacità e calo di domanda dovuto a credit crunch avremo consumato il 25% in meno su base annua. Per quest'anno in Italia, a mio avviso, dovremmo avere realisticamente un PIL a -5,5% (se l'Euro tiene), di cui una buona metà sono mancati consumi energetici. Il prezzo attorno ai 2 Euro delle benzine era già una forma di razionamento. Ora, con calo dei prezzi, c'è da aspettarsi di tutto. Le code a Firenze di cui ho letto ieri, con il carburante rapidamente esaurito, grazie o per colpa delle "promozioni ENI", è il primo segnale del penultimo gradino della crisi energetica petrolifera: stiamo passando dalla fase in cui i prezzi alti uccidono la domanda a quella in cui il marketing ed il pricing devono risolvere addirittura un eccesso di prodotto e celano l'assenza decisionale del governo in merito a quel che già oggi si dovrebbe fare in Italia (ed in Spagna oltre che in Francia, a corto di gasolio dal 2013): razionare un bene prezioso senza il quale non sta in piedi nulla in un paese che si è preparato a millenni di automobile ed invece la bella favola si trasforma in dramma sotto i nostri occhi. Certo che razionando noi, godrebbero i paesi più solidi o dotati di arma nucleare... Forse la crisi carburanti è davvero alimentata da gruppi industriali che vogliono il nostro prodotto?
Dal punto di vista dei consumi petroliferi l'Italia già al 2017 diventerà l'Ecuador attuale, l'ho scritto tempo fa, ma con cinque volte più abitanti, dieci volte più veicoli e la trasformazione di centinaia di migliaia di sfaccendati involontari in ladri ed assassini... 
 *link: http://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/economia/dettaglio
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26.6.12

Francia: prezzo del gas, approvato l'aumento retroattivo!

In Francia siamo alla fantascienza: oltre all'aumento di un ulteriore 5% del costo del gas al 1 luglio 2012, il Consiglio di Stato francese ha appena dichiarato legittimo lo "sblocco" delle tariffe dell'autunno 2011 (avete letto bene, dell'anno scorso...) e approvato un aumento RETROATTIVO di un ulteriore 10%*. Il prossimo conguaglio per alcune famiglie sarà salatissimo, già oggi 6,5 milioni di francesi sono considerati "mal chauffés" dall'Osservatorio sulla Precarietà Energetica, di questi molti hanno rinunciato stabilmente a riscaldare l'abitazione. 
Il governo Fillon aveva congelato il costo al metro cubo lo scorso inverno, autorizzando un misero 4,4% di aumento semestrale ed in parte per ragioni elettorali, ma ora nessuno potrà fare molto sulla questione, pena l'incapacità della società Gaz de France di fornire gas a tutti già dal prossimo autunno.
Questo accade mentre la Francia arriva al 99% di importazione di gas: nel 1977 produceva 12 miliardi di metri cubi di gas all'anno, per il 2012 avrà invece estratto poco più di 1 miliardo di metri cubi dai proprii giacimenti nazionali (il giacimento "gigante" di Lacq è praticamente esaurito) ma in proiezione ne avrà consumati circa 45 miliardi**.

*link: http://www.maisonapart.com/edito/construire-renover/energie-chauffage-climatisation/vers-une-hausse-retroactive-de-10--du-prix-du-gaz--7010.php 
**link: http://www.ufip.fr/?rubrique=1&ss_rubrique=317&inner=348&ss_inner=498&id=d_30
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22.6.12

Oro, argento, uranio: le riserve 2009 erano sovrastimate del doppio

Il 31 agosto 2009 riportavo in un commento sul blog "Petrolio"* di Debora Billi che...

 "Le depletion di singoli minerali (estraibili e/o processabili) aggiornate al 2009 sono le seguenti: 
- indio (12 mesi - stock non significativi) 
- piombo (3 - 13 anni) 
- argento (8 - 30 anni) 
- antimonio (11 - 30 anni) 
- uranio (17 - 60 anni) 
- tantalio (18 - 162 anni) 
- rame (33 - 60 anni) 
- oro (32 - 45 anni) 
- cromo (38 anni) 
- nickel (45 anni)" 


Sono passati tre anni. Faccio un aggiornamento sulle riserve, alla fine del 2011, in base agli ultimi dati dell'USGS**. Da ricordare è che il primo dato che indicavo era lo "scenario peggiore" (collassi finanziari, rottura domanda/offerta, guerre,...). Guardate quante sorprese dopo solo tre anni... Non solo avevo ragione, ma ero anche troppo ottimista. Metto tra parentesi quadra gli anni di riserve e produzione teoricamente guadagnati o realmente persi dall'agosto 2009:

- indio (riserve sconosciute)
- piombo (18 anni) [+5 anni]
- argento (21 anni) [-9 anni]
- antimonio (10 anni) [-20 anni]
- uranio (33 anni) [-27 anni]
- tantalio (151 anni) [-11 anni]
- rame (42 anni) [-18 anni]
- oro (19 anni) [-26 anni]
- cromo (20 anni) [-18 anni]
- nickel (44 anni) [-1 anno]

Conclusioni: i dati previsionali a distanza di circa tre anni sono cambiati, in peggio, per la gran parte dei minerali... Il mondo dopo il picco dei minerali non ha le stesse previsioni, dopo il picco: la caduta è più rapida, in certi casi, anche rispetto allo scenario più apocalittico... Sono passati tre anni, ma ad esempio invece di disporre di oro primario da miniera per altri 45 anni, ce ne resta nemmeno la metà in senso temporale e - particolare non da poco - si intuisce che potremo averne tanto solo aumentando gli investimenti (ed il prezzo, notevolmente) oppure andandolo a cercare ovunque in barba alle leggi ed alla conservazione del patrimonio naturale... 
E per il petrolio? I 200 anni che si ipotizzavano ad esempio per la Norvegia solo nel 2000 ora sono diventati 18 (e quello che potranno esportare forse nemmeno 4 anni, invece dei 160 previsti solo una dozzina di anni fa), ma anche là solo "se continueranno gli investimenti"...***

Il debito totale mondiale (oltre 80000 miliardi di dollari...) quantifica anche tutte quelle risorse in più che avremmo dovuto trovare, per lavorarle, capitalizzarle e ripagare gli indebitamenti singoli, e che non solo non abbiamo trovato ma se le abbiamo trovate non abbiamo avuto e non stiamo avendo mezzi tecnici per estrarle. Il futuro dell'industria è nero più del nero.

*link: http://petrolio.blogosfere.it/2009/08/auto-ibride-e-elementi-rari.html 
**link: http://minerals.usgs.gov/minerals/pubs/commodity/ 
***link: http://www.norway.org/ARCHIVE/business/businessnews/oilproduction/
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14.6.12

"No oil, no money": casse previdenziali greche vuote tra 60 giorni

"Il petrolio c'è e ci sarà sempre, sta solo finendo quello che possiamo estrarre, 
più rapidamente finisce invece quello che possiamo raffinare, 
dall'oggi al domani finisce quello che non puoi comprare tu." 
anonimo

Nella tabelle dell'energy mix* del professor De Sousa, del 2010, era possibile vedere quali paesi dipendevano più di altri dal petrolio per la produzione di energia ed, in parte, per la produzione di ricchezza e quindi anche per la capacità di ripagare il debito totale, pubblico e privato. I paesi più "petrolio intensivi", in traduzione letterale dall'inglese, sono anche quelli più indebitati rispetto alla produzione di ricchezza totale. Quasi una condanna a scomparire, a livello di nazione industrializzata, una volta scomparso il carburante che ne permette la sopravvivenza. La tabella indica anche, in parte, le "probabilità" di catastrofe nazionale, tipo la fine dei denari nelle casse previdenziali. Il primo paese per dipendenza dal petrolio nel 2010 era la Grecia. Per la Grecia, oggi, la fine del denaro (diciamo il punto zero del flusso di cassa) per pagare a tutti regolarmente pensioni e cassa integrazione del settore privato è prevista ufficialmente per luglio 2012**. Lo ha comunicato il governo nelle ultime ore. Migliaia di pensionati, già ridotti a poter solo comprare cibo e pagare la sola bolletta della luce con la magra pensione, semplicemente dovranno vivere di elemosina (o ammazzarsi).
Subito dopo in quella famosa tabella venivano: Irlanda e Portogallo, poco più distanziate Spagna ed Italia.

link*: http://blogs.ft.com/energy-source/2010/04/12/eus-most-oil-intensive-countries-are-also-its-most-indebted/ 
link**: http://www.liberation.fr/depeches/2012/06/13/la-grece-a-court-d-argent-fin-juillet-pour-payer-les-fonctionnaires-et-les-retraites_826079
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12.6.12

Air France: i piloti di troppo "vadano a volare in Cina"

La bancarotta delle compagnie aeree monta, monta, fa paura: 30 milioni di posti di lavoro al mondo ne dipendono più o meno direttamente, quanti in Europa? 
La fine prossima del mondo che vola è ben nascosta (ancora per poco) da altre crisi più evidenti ed impellenti, che tuttavia non fanno altro che accelerarla. Niente debito pubblico, niente sovvenzione e manutenzione aeroporti e reti di trasporto pubblico e connessione logistica tra metropoli ed aeroporti, tanto per citare un esempio.
Ufficialmente sono 272 i piloti "di troppo" già oggi in Air France* (ufficiosamente si parla di oltre 600!). Sono talmente di troppo, impossibili da retribuire - ed anche da indennizzare - all'orizzonte 2015, che sono in corso trattative tra i sindacati, l'associazione nazionale piloti francesi e la Cina per inviare il "di più" in Asia, in compagnie private cinesi "per due o tre anni". Questo accade nell'attesa che Air France possa dialogare e dare la notizia del proprio collasso economico al nuovo parlamento ed al nuovo governo socialista... in attesa di nazionalizzazione. Eh già: voleranno sempre meno persone, ma saranno tutti i cittadini a terra a pagare (con la loro disoccupazione o l'esproprio forzato del reddito). 

*link: http://www.lemonde.fr/economie/article/2012/06/12/face-au-sureffectif-en-france-les-pilotes-seraient-incites-a-aller-travailler-en-chine_1717144_3234.html 
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Grecia: niente più gas per produzione elettrica

Metà delle bollette elettriche in Grecia nel corso del 2011 non sono state ancora pagate e, nonostante i numerosi distacchi di corrente per morosità, il gestore nazionale fatica a tenere in piedi la produzione per coloro che ancora possono pagare o hanno minimi ritardi. 
La Grecia non ha più un soldo per importare tra l'altro il gas naturale indispensabile a tenere in piedi la rete elettrica nazionale. Ancora un paio di mesi e dovranno iniziare il razionamento elettrico, che non finirà mai, ma questo non lo dirà nessuno (a priori). Poi accadrà alla Spagna. Mentre la Germania teme, come ho scritto poco fa, che degli improvvisi black-out possano scatenare il caos urbano già dal prossimo inverno.
Ma ovviamente tutto va bene ed andrà per il meglio.

link: http://www.bloomberg.com/news/2012-06-10/greek-blackouts-risked-as-power-companies-cash-runs-out-energy.html 
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1.6.12

La fine del diesel inizia dalla Francia?

(La metto tra parentesi questa notizia perchè le mie fonti non sono ufficiali, per ora. Pare che già il governo del liberale Fillon stesse già pensando di mettere al bando il gasolio per auto all'orizzonte 2014. Il governo del socialista Ayrault, se avrà la maggioranza parlamentare, potrebbe gestire meglio l'uscita di scena del carburante più consumato in Francia, ma proteggendolo dallo "spreco" dell'uso meno necessario (e meno o non produttivo). Per evitare la penuria di gasolio prevista sull'Europa dal prossimo anno, nonostante la crisi che dovrebbe abbassarne i consumi, l'unica soluzione per gestire il caos di un razionamento sarà permettere solo al trasporto pubblico, ai mezzi agricoli, alle flotte aziendali, a furgoni e camion di approvvigionarsi, con dei plafond giornalieri di consumo piuttosto stretti. Dal 1 gennaio 2014 dunque solo un'azienda, pubblica o privata, avrà diritto di continuare ad usufruire del gasolio. E' la fine della classe media? Quanti potranno convertirsi alla benzina?
Al contempo per le famiglie e per i privati che ancora vorranno rovinarsi con l'acquisto di un'automobile nuova si punterà tutto su ibridi benzina e GPL o benzina ed elettrico, con incentivi mirati.)
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31.5.12

Germania: a grandi passi verso il black-out

In Germania tra il 28 ed il 29 marzo 2012 si è rischiato un black-out epocale*... Altro che crisi del debito, lassù stanno per scontrarsi con intere città senza elettricità ed il caos urbano. Forse già tra un semestre: la situazione della rete elettrica tedesca è infatti al limite del collasso, il prossimo inverno sarà l'ultimo con tutta quell'elettricità garantita sempre e per tutti. Dovranno prendere misure e razionare, senza ritorno sulle decisioni, già dall'autunno 2012.
La domanda elettrica di picco tedesca è di circa 80 GW, le grandi ed imprevedibili variazioni nella produzione dalle nuove fonti (il fotovoltaico e l'eolico), che dovrebbero sostituire il nucleare da poco spento, richiedono trasporti di energia a lunghissima distanza che mettono ciclicamente a durissima prova la rete elettrica federale. Un'ora su quattro durante l'inverno passato la rete elettrica tedesca è stata in fase di manutenzione straordinaria, nelle fasi di picco solo per un soffio l'import dalla Francia è riuscito ad entrare in rete ed il tutto ha avuto piuttosto l'aspetto di un miracolo. 
Il costo di gestione e trasporto aumenta costantemente dal 1970, questo nonostante tanta produzione da carbone, considerata "eterna", facile ed economica. Dal 2000, a valori monetari costanti, il costo dell'energia elettrica in Germania è semplicemente raddoppiato.
La Germania sarà presto costretta ad un abbassamento per legge della potenza erogata per contratto a famiglie ed aziende. La fine dell'era elettrica è dietro l'angolo per tutti, ma prima che per altri grandi paesi toccherà alla Germania e non basterà ai tedeschi il collasso dei paesi degli "sporchi terroni" per ricaricare a volontà le pile dei loro vibratori teutonici.

 *link: http://www.theoildrum.com/node/9205
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Picco dei laureati dopo quello del petrolio

Finirà prima il petrolio o il lavoro? La risposta è che, già oggi, vi è una marea di laureati senza futuro: la logica sembra senza scampo, ovvero prima del petrolio saranno molti iper-specializzati a dover sparire, a meno di convertirsi a delle manualità post-moderne (o "neo-antiche").
Quante famiglie che hanno sostenuto con investimenti di migliaia di Euro per lauree che non portano nulla, ne' professionalmente, ne' economicamente ed avvicinano i giovani alla frustrazione ed alla depressione... Un fuori-sede a Parigi, in cinque anni di corso di laurea, ha speso solo per l'alloggio (ed avere delle borse di studio è sempre più difficile) almeno 40000 Euro. Ottimo per chi affita le case, ma è creare lavoro questo? E' "creare futuro"? Non è piuttosto un rozzo modo di mantenere alto il vessillo della speculazione?
Notizia fresca dalla Francia*: il 57% dei laureati nel corso del 2011 è tuttora senza lavoro. Dei restanti che hanno dichiarato di aver lavorato, solo il 58% lo ha fatto con un contratto di lavoro remunerato di almeno sei mesi. Il tempo di "attesa" per un posto di lavoro aumenta in maniera costante e sempre più giovani finite le scuole medie scelgono la formazione professionale, anche se il loro profilo corrisponderebbe a quello per intraprendere gli studi liceali... Ed hanno ragione. A che serve passare dentro le istituzioni scolastiche 18-19 anni della propria vita? Gente che nasce oggi, magari col pallino un giorno di diventare un genio dell'elettronica, sarà pronta per il lavoro nel 2038, quando in area OCSE prolungando grossolanamente la curva della disoccupazione si ottiene nella migliore delle ipotesi un 40% di disoccupazione medio (50% per l'Italia e 55% per la Francia). 
E non ho citato l'aspettativa di vita secondo il "Limits to Growth (revisited)"** di chi nasce oggi in Europa, che non è di 75 anni in media, ma piuttosto di 45.

 *link: http://www.boursier.com/actualites/economie...
**link: http://greatchange.org/ov-simmons,club_of_rome_revisted.html
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29.5.12

Francia: ondata di suicidi sui binari

Ben 10500 passeggeri di treni ad alta velocità (TGV) hanno subito ritardi di molte ore, in gran parte a causa di una "piccola ondata" di suicidi*. Nel silenzio, nonostante la Francia sia il paese europeo che spende di più in assistenza di categorie fragili, disoccupati e poveri in generale, sempre più francesi colpiti a fondo dalla crisi colgono l'occasione dei ponti festivi per mettere a profitto la loro solitudine e... togliersi di mezzo in modi plateali. Di solito si conta un suicidato al giorno sui binari, qua siamo a quota 4 e la Francia per ora non è che all'usuale 10% di disoccupazione, nessuna banca collassa, niente rischi di default, niente austerità... 
Per le ferrovie è un dramma nel dramma, ogni suicida dà diritto a molti giorni di malattia per gli autisti di treno (che già sono sempre meno e devono lavorare sempre di più, con l'ultimo regolamento interno SNCF ha aumentato il loro tempo di guida minimo giornaliero da 7h43' a 7h45', senza relativo aumento di stipedio...) e richiede dalle due alle tre ore per gli accertamenti e la rimozione dei corpi dei poveri suicidati. Più delle proteste, per bloccare l'alta velocità potè la crisi. 
"Siamo molto preoccupati per l'aumento dei suicidi", ha dichiarato Michel Pronost della SNCF, "negli ultimi tre giorni abbiamo registrato ben 12 suicidi sui binari del territorio nazionale".*
*link: http://www.europe1.fr/France/TGV-nuit-de-galere-pour-10-500-voyageurs-1104127/ 
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25.5.12

Grecia, nuova dracma in vista: le banche francesi si preparano

Prima era un tabù, poi una paura, poi una mezza notizia, ora è un fatto da affrontare per tempo: per i grandi gruppi bancari europei la Grecia tornerà alla dracma (entro metà luglio?), quindi dopo aver venduto per tutto il 2011 il debito greco vendibile, per salvarsi dal crac, le banche francesi ad esempio si sono già dotate di una squadra di esperti: 
"'Ogni banca francese ha già (mi chiedo: da quando? e che preparano di bello? le misure contro la "corsa allo sportello" come il brusco dimezzamento dei limiti di prelievo dei bancomat, già da 1 agosto 2011, c'entravano qualcosa?) un team speciale incaricato di prepararsi ad un ritorno alla dracma in Grecia' ha dichiarato all'agenzia di stampa Reuters un banchiere parigino anonimo."* 
Alex Koagne, analista di Natixis, stima invece il danno al sistema bancario francese in caso di default greco (nota: default o passaggio alla dracma, nei fatti ha praticamente lo stesso esito sul breve termine) ad oltre 5 miliardi di Euro per Crédit Agricole (causa Grecia, Crédit Agricole ha già perso 2,4 miliardi di Euro lo scorso anno ed ha dovuto chiedere rientri eccezionali e centellinare il nuovo credito alle piccole imprese... in Francia!), 3 mld di Euro per BNP Paribas e 400 milioni di Euro per Société Générale. Per le altre, non è dato sapere. 
Dal canto suo Jean-Pierre Chifflet, patron di Crédit Agricole, davanti agli azionisti in collera all'ultima assemblea del gruppo ha rassicurato riguardo alle perdite avvenute e quelle possibili ripetendo che "da tempo, ogni giorno, non fa che lavorare al dossier greco". Ma come?? Solo tre mesi fa aveva detto che "Le banche hanno dato prova della loro responsabilità ed i greci del loro coraggio. Abbiamo tutti quanti salvato la Grecia, almeno lo spero."**!

La paura fa 90... euro per un kilo di pane. 

*link: http://www.lesechos.fr/entreprises-secteurs/finance-marches/actu/0202082495566-grece-les-banques-francaises-sont-dans-les-starting-blocks-327389.php
**link: http://www.lejdd.fr/Economie/Entreprises/Actualite/Le-patron-du-Credit-agricole-denonce-la-pression-exercee-sur-les-banques-interview-489567/ 
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24.5.12

Europa 2012: l'ecatombe del trasporto aereo

"We regret to inform that Skyways Express AB and its subsidiary City Airline AB have filed for bankruptcy. Consequently, we have been forced to cancel all flights with immediate effect."* 

Classico scenario da fine del petrolio: le compagnie aeree che falliscono a ripetizione. In queste ore è stato il turno di un'altra piccola compagnia che rivestiva una certa importanza locale: la svedese Skyways. La sua flotta di 23 velivoli assicurava collegamenti tra Stoccolma ed alcune aree metropolitane europee, oltre che tra le principali città della Svezia. Nata nel 1993 dai resti della compagnia Avia (fondata nel 1940 e che aveva superato anche il collasso dovuto alla guerra mondiale), la Skyways sembrava destinata a campare altri decenni... ma la - o le crisi - e soprattutto la Grande causa della crisi (la fine del petrolio di buona qualità ed a buon prezzo ed un costo del jet fuel "solo" quadruplicato negli ultimi dieci anni), hanno fatto il resto. Poco fa era fallita la compagnia aerea danese Cimber Sterling: io stesso mi trovai a Copenhagen, in febbraio, con un volo per Lione annullato, ufficialmente per "incidente tecnico", in realtà la compagnia non aveva già in febbraio il flusso di cassa per effettuare pagamenti regolari. Che miseria... Eppure a Copenhagen le hostess erano sorridenti e bellissime mentre annunciavano la menzogna dell'"incidente tecnico". O meglio: il problema tecnico era che il bonifico per pagare il carburante era scoperto da troppo tempo e prima o poi il bancario di turno deve stoppare l'operazione per non rimetterci il posto.
E' un mondo che va verso l'"incidente tecnico" massivo. Dall'alto chi dirige e dal basso chi invoglia, tutti ci sorridono. Pagati per sorridere, mentre noialtri paghiamo per morire un po' prima ed un po' peggio.

L'aeroporto di Lione, piccola parentesi, ha perso due compagnie aeree in tre settimane ma ancora per la regione francese Rhône-Alpes rappresenta uno dei maggiori cantieri da sviluppare (ahaha!), da poco è stato inaugurato un tramway veloce dalla città all'aeroporto che ha tagliato in due tutta la campagna a Nord-Est della metropoli francese... Grande speculazione basata su proiezioni di traffico aereo vecchie, false, ridicole e smentibili da un bambino di 9 anni. Da mesi andare all'aeroporto di Lione ha un qualcosa di sinistro: a parte gli orari di punta (tre fasce giornaliere), si sentono volare letteralmente solo le mosche, tanto c'è assenza di traffico aereo e di passeggeri.
Certo, nel frattempo squadre di ingegneri e consulenti hanno creato lavoro. Certo, tante famiglie hanno avuto il "pane" e altri umani sono nati grazie alla messa in valore di terre un tempo "stupidamente" naturali o magari "mediocremente" agricole.

Creando e mantenendo, con la strategia del venditore di tappeti, una aspettativa di futuro iper-aereo ed iper-mobile, che non ci sarà mai, il Mondo dei Tecnici fomenta solo la futura reazione violenta alla scomparsa di tutti i giocattolini: moto, auto, ma anche camion, aerei, navi mercantili e da crociera... E mentre scomparirà tutto questo, scompariranno cibo e manufatti trasportati ed avremo sempre più fame e sempre meno lavoro.
Amen. E vaffanculo.

 *link: http://www.skyways.se 
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23.5.12

Austria e Slovacchia

Un viaggio di lavoro mi ha permesso di conoscere Vienna e Bratislava. Molte sarebbero le cose da dire: se la voglia arriverà ne scriverò. 
Due capitali separate da un fiume, un aeroporto, una raffneria ed una stretta lingua di terre coltivate, ma appartenenti a due mondi da secoli opposti per ragioni storiche. Ho avuto il piacere, a Vienna, di camminare lungo la Marc Aurele strasse, pochi metri sopra le rovine delle opere murarie di Vindobona (nome romano della città di Vienna, quando era poco più che un accampamento militare). Proprio qui visse, ebbe a combattere, scrisse e poi morì l'imperatore Marco Aurelio. Ho potuto salire sul castello di Bratislava da cui si domina la vasta piana tra Slovacchia, Ungheria ed Austria, teatro di guerre ed invasioni più o meno barbare per millenni... Ed era tutto tranquillo, dall'alto appaiono solo boschetti, ogni tanto si scorgono campi coltivati. Si direbbe che non sia mai successo nulla. A Vienna, camminando attraverso i portoni imperiali e dentro i palazzoni dell'Austria-Ungheria... nessun suono di cannoni, nessun soldato ad arrestarmi quale nemico storico. Tutti possono ammirare con pochi luridi denari le opere d'arte frutto di furti finanziari ante litteram o dovute a vittorie militari. Chiunque ha diritto di andare dove vuole ad ogni ora: in una città con il 20% di stranieri, non una scena di violenza, niente strilli, povertà da cercare davvero col lumicino, non un poliziotto ad abusare del potere che gli è conferito, la disoccupazione è la più bassa in Europa. Qui si direbbe che non sia mai successo nulla. Nella città che convinse Hitler al Male, vi è oggi una "illusione reale" di pace eterna. Si direbbe non sia successo mai nulla e non stia accadendo nulla. "A.E.I.O.U.: Austria Erit In Orbe Ultima" è stato a lungo il motto nazionale: più o meno indica che l'Austria sarà l'ultima nazione a sopravvivere al mondo.
Eppure...
Stiamo tutti a tempi e ritmi differenti ammazzandoci l'un l'altro, da sempre. Espropriandoci di proprietà terrene fittizie, c'è chi si suicida per un debito di pochi Euro, non dimentichiamo nel frattempo di massacrare le piante ed annientare gli animali che non riusciamo ad allevare per sollazzarci; poi avveleniamo l'acqua, l'aria ed i suoli... per nulla. O peggio: per vivere, forse solo noi, un giorno in più (e di certo, tutti, vivere peggio). 
Domani dei nostri non resterà nessuno, dopodomani di nostro non resterà nulla.
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9.5.12

Chernobyl: altro che cantieri, dopo la/e crisi abbandoneranno tutto

Nuovo video di alta qualità sul lavoro eroico dei Liquidatori (più sotto). 3828 di essi salirono a turni serrati sul tetto della centrale di Chernobyl, per buttare di sotto, sul reattore bruciato, i pezzi di grafite che ne erano schizzati via. Moltissimi di loro sono già morti. Furono mandati lassù perchè tutti i robot utilizzati per sgombrare i resti  non sopportarono le radioattività reale, oltre dieci volte maggiore rispetto ai dati comunicati.
Aldilà del lato umano terribile...
Servono altri 1550 milioni di Euro (il progetto di 9 anni fa parlava di soli 850 milioni) per finire il nuovo enorme sarcofago, iniziato proprio in queste settimane da due imprese francesi... E' altamente probabile che, seppure il cantiere sia prioritario e i fondi siano protetti e bloccati da una speciale banca, il tutto non sarà mai finito. Chi garantirà, chi pagherà infatti se le crisi finanziarie, economiche, energetiche spazzeranno via ogni surplus monetario? L'Ucraina è quasi fallita e l'Europa non sta tanto bene. Basta qualche tornata elettorale populista o qualche governo "tecnico" che faccia adeguati tagli e pian piano quei denari spariranno. Chernobyl sarà abbandonata: l'umanità non è attrezzata per ripagare e riparare i danni che si è arrecata.
In Francia lo Stato sta fallendo (siamo al 38esimo anno consecuvito di deficit del bilancio dello Stato: Sarkozy, Hollande, Hitler o Superman, non ci sarebbe comunque speranza per la Francia: il welfare sarà pian piano cancellato...) anche per i costi di smantellamento di alcune centrali, tra cui quella di Marcoule, a pochi kilometri dalle famosissime vigne Châteaneuf-du-Pape: ha funzionato a periodi alterni, per circa 39 anni e per la produzione di nucleare militare..., ed il cantiere di smantellamento è previsto attivo per circa 42 anni (!). Anche aldilà della data limite di disponibiità di petrolio nel mondo: con cosa alimenteranno i macchinari? Il carbone in Francia è esaurito da anni, il nucleare civile annaspa, forse smantelleranno manualmente i muri di cemento armato di Marcoule, in parte radioattivo, di oltre 3 metri di spessore? Oltre 5 miliardi di Euro di costi e solo grazie a subappalti misteriosi e frettolosi, l'uso scandaloso di neo-schiavi, o precariato, stanno riuscendo a rispettare i tempi, certo non senza incidenti, l'anno scorso un forno adiacente alla vecchia centrale, usato per incenerire resti metallici radioattivi (tutta salute!), esplose causando alcuni morti.
Il nucleare è stata, è e sarà la mazzata che metterà fine ad ogni sogno post-industriale.
                             "Secondo il bilancio ufficiale del "Chernobyl Forum" [...], al 2002 [...] fra i circa 200 000 liquidatori che assorbirono intorno a 100 millisievert, nel periodo 1986-2081 vi saranno 2200 morti presunte in eccesso per tumori o leucemie che tuttavia non sarà possibile rilevare epidemiologicamente, distinguere statisticamente rispetto ai 40 000 ~ 50 000 che comunque moriranno per malattie oncologiche per cause non legate all'incidente." (http://it.wikipedia.org/wiki/Liquidatori)
 
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Profeti inascolati

Questo aumento sconsiderato dei suicidi, delle tragedie nazionali ed internazionali... Quanto terrore sta per invadere le vite di tutti? Ancora poco ed ognuno avrà un "suicidato economico" tra le sue conoscenze. Per quel che mi riguarda, comincio a sentire voci di conoscenti di conoscenti. 
Lo dissi in un paio di post passati: il decennio in corso, in Europa, è quello dei suicidi. Poi verrà il decennio degli omicidi. E tra vent'anni non so nemmeno quanto valore avrà la vita umana e se ci si farà più tanto caso.
A queste mie profezie, alcuni mi dissero: "ma quanto pessimismo, viviti la vita, fregatene e lavora sodo come me!". Ora questi signori dove sono? Forse son già morti.


Beh. Bastava prepararsi leggendo ad esempio le parole del grande esperto del petrolio arabo, Samsam Bakhtiari* fondatore del "Centro Studi sulla depletion del Petrolio**; l'intervista è a cura di Debora Billi e risale al 4 ottobre 2004 (duemilaquattro!)...

Dottor Bakhtiari, cosa sta succedendo al petrolio? 
"Molte cose contemporaneamente, la maggior parte delle quali causate dall'imminenza del picco di produzione petrolifera, che secondo il modello matematico che ho elaborato avverrà intorno al 2006-2007. Il prezzo del petrolio è in continua ascesa, ma dal momento del picco crescerà senza più sosta. La gente ricorderà a lungo i bei tempi dei 50 dollari al barile. Il petrolio rimarrà in cima alle agende internazionali per parecchio tempo". 

Secondo lei i leader internazionali sono consapevoli del picco di produzione che si sta approssimando? 
Stanno facendo programmi o strategie al riguardo? 
"Poche persone sono al corrente della situazione. Alcuni politici sono tra queste, ma preferiscono non parlarne: agli elettori è doveroso offrire solo messaggi positivi. Non credo, inoltre, che si stia preparando alcuna strategia riservata in proposito, non esiste un "piano B" quando si tratta di energia. Per questo il picco di produzione coglierà tutti impreparati, creando enormi problemi. Sarebbe saggio provvedere fin da ora (correva l'anno 2004!, ndr), perchè prima si comincia meno sarà costoso, sia in termini economici che di vite umane".

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7.5.12

Via il dente, via il dolore: la nuova Europa è la non-Europa

La vittoria di François Hollande in Francia (con lo spettro, tra circa un mese, della coabitazione con una maggioranza parlamentare di centro-destra...) accelererà la caduta del Sacro Romano Impero, ovvero dell'Europa, ovvero dell'Euro e forse sarà davvero "effetto domino" per il settore bancario con strozzatura estrema del credito e stop temporaneo alla liquidità (congelamento conti correnti all'orizzonte autunno 2012?).
E questo è un bene. Perchè? Finalmente la Grecia sarà lasciata fallire, ci sarà un Euro a doppia velocità per non dire una Nuova Dracma. Cosiccome la Spagna, poi l'Italia e la Francia. E pure la Germania inizierà a colare a picco. Solo in questo modo potremo risollevarci in qualche modo...  
Quando la Fine è garantita, e la fine del nostro stile di vita iper-consumistico a debito, iper-mobile ed iper-energetico è condannata da quarant'anni, rimandarla è solo un Male. Quando avete male ad un dente, potete prendere tutti gli oppiacei che volete, prima o poi il male tornerà. Toglietelo e fino al prossimo ascesso (di un altro dente, sempre che vi venga: a me è capitato una volta, il dente l'ho tolto e da anni non ho nemmeno un dolorino) almeno vivrete in pace e potete addentare una mela senza esitare...
Meglio addentare con fierezza una mela che potrà essere l'ultima, piuttosto che vivere timorosi bevendo quotidianamente del brodo annacquato.
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